CORONAVIRUS

L'Europa che sogna il Papa è «sanamente laica, Dio e Cesare sono distinti ma non contrapposti»

Martedì 27 Ottobre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - «Sogno un’Europa sanamente laica, in cui Dio e Cesare siano distinti ma non contrapposti». Ecco cosa immagina Papa Francesco per il futuro del Vecchio Continente. In una lettera inviata al cardinale Pietro Parolin in occasione del cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l'Unione Europea, vengono sintetizzati i punti di forza e di debolezza di una Europa che, come afferma il pontefice, sta perdendo smalto.

«Sono finiti i tempi dei confessionalismi, ma anche quello di un certo laicismo che chiude le porte verso gli altri e soprattutto verso Dio , poiché è evidente che una cultura o un sistema politico che non rispetti l’apertura alla trascendenza, non rispetta adeguatamente la persona umana». Ai cristiani spetta dunque una grande responsabilità: «come il lievito nella pasta» scrive Francesco. 

Il compito di ridestare la coscienza dell’Europa, per animare processi che generino nuovi dinamismi, non è cosa facile. Il pericolo maggiore che Francesco intravede e che ha focalizzato nella lunga lettera al Segretario di Stato vaticano, è la disgregazione lenta e inesorabile, frutto di particolarismi ed egoismi, dell'Unione. «Nelle cronache europee degli ultimi mesi, la pandemia ha posto in evidenza tutto questo: la tentazione di fare da sé, cercando soluzioni unilaterali ad un problema che travalica i confini degli Stati, ma anche, grazie al grande spirito di mediazione che caratterizza le Istituzioni europee, il desiderio di percorrere con convinzione la strada della fraternità che è pure strada della solidarietà, mettendo in campo creatività e nuove iniziative». Francesco non entra mai nei dettagli, non fa riferimenti diretti al ruolo dei singoli stati, piuttosto mette in evidenza una tentazione ormai evidente. 

Francesco si chiede quale Europa sogniamo dunque per il futuro? Il Papa vede una terra in cui la dignità di ognuno viene rispettata, dove vengono accolti i migranti, dove si tutela la vita in ogni suo istante, «da quando sorge invisibile nel grembo materno fino alla sua fine naturale, perché nessun essere umano è padrone della vita, propria o altrui». Ma anche un continente capace ancora di proteggere chi è più fragile e debole, specialmente gli anziani, i malati che necessitano cure costose e i disabili. 

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