Covid, l'assist della pandemia agli esorcisti: «Meno casi ma tutti sicuramente del Maligno»

Covid, l'assist della pandemia agli esorcisti: «Meno casi ma tutti sicuramente del Maligno»
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 28 Ottobre 2020, 17:07 - Ultimo aggiornamento: 17:35

Città del Vaticano – Il Covid sta dando un assist speciale agli esorcisti. Il 2020 - paradossalmente - è per loro un anno "positivo": benché i cacciatori del demonio abbiano riscontrato un calo nella loro attività, al contempo hanno registrato che chi è arrivato a bussare alla loro porta in cerca di aiuto era molto più consapevole e motivato, come se il coronavirus avesse operato a monte una selezione tra veri ossessi e persone semplicemente un po'  disturbate. Il bilancio viene fatto da Fra Paolo Carlin, portavoce della associazione internazionale degli esorcisti.

«Generalmente la difficoltà per gli esorcisti è di eseguire un discernimento tra ossessione e disturbo psichico e poi procedere con il rito della liberazione. Con il Covid posso dire che chi ci ha chiesto aiuto ha dovuto superare il timore del contagio e questa soglia ha fatto da filtro». Come se la pandemia avesse facilitato il giudizio. Poi però, spiega fra Paolo, una volta individuato che si trattava di vera ossessione si sono praticati gli esorcismi previsti con tutte le precauzioni, osservando le distanze sociali.

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Il rito

Il rito del resto non prevede alcun contatto fisico tra il sacerdote e il fedele. «Non occorre toccare, non è permesso nemmeno sfiorare la persona, si sta a debita distanza, si tengono le stanze aerate mentre si recita la formula alla presenza di uno o più parenti. Si asperge di acqua benedetta, c'è l'ostensione del crocifisso ma non è prevista l'imposizione della mani. Noi sacerdoti indossiamo la mascherina, ci sanifichiamo le mani, stiamo molto attenti. Dobbiamo indossare la stola e recitare le formule liturgiche» ha affermato il religioso.

Il lavoro degli esorcisti con la recente riforma vaticana si è strutturato meglio e il sacerdote non è più solo in questo percorso di liberazione, avendo al suo fianco una equile formata da medici, psichiatri, avvocati pronti ad intervenire. La fatica però resta sempre quella di individuare la presenza del diavolo rispetto ad una patologia di natura psichica.

Tuttavia ci sono dei segnali molto chiari che rendono il lavoro degli esorcisti piuttosto fluido. «Per esempio se l'ossesso dimostra di avere una forza fisica quasi sovrannaturale. Se mostra capacità di conoscere lingue sconosciute e mai studiate, se ha la facoltà dell'occulto, per esempio di sapere con precisione cosa tengo in tasca, cosa ho nella mia cartella o nel mio computer, leggendo oltre l'immaginabile. Ed infine provare una rabbia irragionevole, non controllabile davanti a immagini sacre, un crocifisso, un santino. Ma non una banale avversione ma qualcosa di incontenibile, indicibile» dice fra Paolo confermando che spesso, in alcuni casi gravi, si è trovato di fronte anche anche a tutti e quattro questi punti. 

Fra Paolo Carlin parlerà del lavoro del demonio ai tempi del covid domani alla presentazione di un libro scritto dal vaticanista Fabio Marchese Ragona e pubblicato dalla San Paolo, intitolato Il mio nome è satana. L'evento è possibile seguirlo tramite la pagina di Facebook della libreria San Paolo di San Giovanni, a Roma.

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