Emanuela Orlandi, il mistero delle tombe vuote. Il fratello Pietro: «Così il Vaticano amette responsabilità interne»

Giovedì 11 Luglio 2019
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«Tutto mi aspettavo tranne che trovare tombe vuote». A dirlo Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, al termine delle operazioni di apertura delle due tombe nel cimitero teutonico in Vaticano. In merito a una delle due tombe, Orlandi ha spiegato che «tempo fa il custode diceva di essere stato incaricato dalla famiglia di tenere anche fiori e lumini. Mi sembra assurdo che le famiglie non sappiano. A questo punto - ha proseguito - anche loro dovrebbero risentirsi e chiedersi dove sono i resti dei loro parenti».

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L'apertura delle tombe «era un atto doveroso - ha detto ancora Orlandi - per togliere un dubbio da parte nostra e anche da parte loro. Voglio sottolineare che quello che accaduto oggi è importante perché il Vaticano ammette che ci possa essere una responsabilità interna, fatto che veniva escluso categoricamente prima. Questa collaborazione concreta e onesta fa pensare che loro possono avere qualche dubbio. Questo è l'aspetto positivo, il resto è tutto da verificare».

La ristrutturazione del vano trovato vuoto sotto la tomba nel Cimitero Teutonico «non era di duecento anni fa», sottolinea il fratello di Emanuela spiegando che le pareti erano in cemento e non in calce. «Non c'era nulla, nulla, neanche le principesse», riferisce spiegando che le segnalazioni che avevano avuto, in merito alla possibile sepoltura di Emanuela nella Tomba dell'Angelo «non erano anonime».

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