Il Papa è per uno Stato laico ma chiede garanzie per la Chiesa contro la teoria gender

Il Papa è per uno Stato laico ma chiede garanzie per la Chiesa contro la teoria gender
di Franca Giansoldati
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Giovedì 24 Giugno 2021, 20:51 - Ultimo aggiornamento: 21:53

Città del Vaticano – Il cuore della tempesta perfetta (e forse provvidenziale) abbattutasi sul ddl Zan è racchiusa nelle parole di Papa Francesco che erano state affidate alla Croix, l'autorevolissimo quotidiano francese, alcuni anni fa. Non a caso sono state rispolverate per l'occasione anche ieri poiché attualissime. Le ha ricordate padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e spin doctor di Santa Marta, a proposito della libertà di espressione che «uno Stato laico» deve sempre garantire a tutte le confessioni.

«Gli Stati confessionali - diceva il Papa - finiscono male. Altrimenti si va contro la storia. Credo che una laicità accompagnata da una solida legge garantisca la libertà religiosa e offra un quadro per procedere. Noi siamo tutti uguali come figli di Dio, ma ciascuno deve poter avere la possibilità di manifestare la propria fede. Se una donna musulmana, per esempio, vuole portare il velo, deve poterlo fare. Lo stesso per un cattolico che vuole indossare un crocifisso. Si deve poter esprimere». In un altro passaggio Francesco era ancora più chiaro. «E' in Parlamento che si dovrebbe discutere, argomentare, spiegare, ragionare. In qualunque struttura giuridica l'obiezione di coscienza dovrebbe essere presente poiché è un diritto umano».

Il Papa (dopo aver autorizzato la Nota Verbale al centro di mille polemiche) in quella intervista si concentrava sulla Francia anche se, quel ragionamento viene rammentato anche oggi poiché sembra parlare a suocera perché nuora intenda.

Intanto in Vaticano il disappunto per la diffusione inattesa di uno strumento diplomatico bilaterale che avrebbe dovuto restare all'interno del circuito delle cancellerie resta palpabile. 

La Nota era stata inoltrata al governo per segnalare il rischio che il ddl Zan – così come è stato formulato senza modifiche – finirà per cozzare contro l’articolo 2 dell’Accordo di revisione del Concordato riguardante, appunto, la libertà della Chiesa di svolgere la sua missione pastorale e di evangelizzazione compresa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto e del magistero. Quello che il Papa teme fortemente è il sovrapporsi dell’obiettivo (giustissimo) di colpire l’omofobia con il tentativo di imporre la cosiddetta gender theory al pari di una ideologia di Stato limitando probabilmente la predicazione dei sacerdoti.

La domanda ad oggi resta inevasa sul tappeto: come si garantisce in modo adeguato la libertà di espressione della Chiesa considerando che il magistero considera la differenza sessuale secondo una prospettiva antropologica perché “derivata dalla Rivelazione divina”?

In attesa della risposta parlamentare la missione principale ora è di abbassare i toni e tentare di riportare tutto nell'alveo di un dialogo costruttivo. 

Il numero uno della diplomazia vaticana, il cardinale Pietro Parolin appena rientrato dal Messico ha teso la mano e rassicurato il mondo politico italiano. «Innanzitutto vorrei precisare che non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge. Siamo contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo. La nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere. Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago». 

La deriva causata dalla definizione di identità di genere era stata fatta presente, in tempi non sospetti, a più riprese (ma inutilmente) dai giuristi cattolici, da un nutrito drappello di associazioni, dalla Cei, dal quotidiano Avvenire (che ha seguito l'iter parlamentare con grande obiettività e attenzione) ma senza alcun esito. Praticamente finora è stato un dialogo tra sordi, oltre che una specie di cartina di tornasole di una Chiesa ormai irrilevante.

Alla Segreteria di Stato vaticana quindi non restava che intervenire in zona Cesarini e giocare l'ultima carta, quella diplomatica con l'avallo ovviamente del pontefice. Per paradosso la fuoriuscita non prevista della Nota Verbale ha tolto le castagne dal fuoco a tutti mettendo sotto la lente di ingrandimento il temuto ddl Zan nei suoi punti critici costringendo i parlamentari del Pd, dei Cinque Stelle, della Lega, di Leu, di Fratelli d'Italia a dialogare davvero tra di loro. 

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