CORONAVIRUS

Coronavirus, il Papa chiude il tribunale ma stringe la mano agli ospiti. E in Vaticano niente mascherine

Giovedì 19 Marzo 2020 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano – Amuchina, preghiere ma niente mascherine. L'attività del Vaticano negli uffici si è ridotta tantissimo, il Papa, con l'emergenza Coronavirus, oggi ha anche sospeso l'attività giudiziaria per la Città del Vaticano fermo restando il disbrigo delle questioni più urgenti. Nel frattempo Francesco continua la sua vita a Santa Marta, si rifiuta di mettere protezioni, celebra la messa al mattino con i suoi collaboratori che rimangono a debita distanza. Ma di mascherine in Vaticano non se ne vedono e non sono state distribuite nemmeno ai dipendenti.

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Nella mensa di Santa Marta i monsignori che alloggiano lì pranzano distanziati dagli altri e facendo attenzione a tutto, ma di mascherine non se ne vedono. Non le usano le Guardie Svizzere e nemmeno i gendarmi, anche se fanno abbondante uso di amuchina e provvedono a controllare i pochissimi ospiti che ormai sono ammessi dentro al piccolo stato, in genere tutte persone che sono in possesso della tessera che permette l'ingresso. La farmacia e il supermercato restano in funzione ma con gli ingressi controllati. 

Ieri in diretta streaming, durante l'udienza generale tenuta nella biblioteca del palazzo apostolico, il Papa - alla fine del rito - ha salutato i suoi collaboratori stringendo la mano a tutti. Come se nulla fosse. Nonostante il colloquio alla giusta distanza il Papa non vuole rinunciare al contatto con l'ospite. I saluti sono rigorosamente 'amuchinatì, vale a dire solo dopo essersi lavati accuratamente le mani con l'amuchina allungata da un collaboratore di camera di volta in volta agli ospiti in visita al Pontefice

Stamattina, invece, la chiusura del tribunale. Bergoglio con rescritto del 18 marzo, «vista la particolare condizione sanitaria legata alla diffusione del virus Covid-19, ha disposto fino al 3 aprile 2020 la sospensione di tutte le attività processuali in corso presso gli Uffici giudiziari dello Stato della Città del Vaticano, nonché dei relativi termini di decadenza e di prescrizione». «Tale previsione, - ricorda il Vaticano - già adottata in Italia, non opera con riguardo alle attività di indagine e più in generale antecedenti al dibattimento, né rispetto a quei procedimenti che necessitino comunque di essere trattati per ragioni di urgenza». 
 


Nel Rescritto del pontefice si precisa infatti che il rinvio a dopo il 3 aprile non riguarda i «procedimenti civili nel cui ambito venga dedotta una motivata situazione di indifferibilità e la cui ritardata trattazione possa produrre grave pregiudizio alle parti»; i «procedimenti penali per i quali non sia ancora in corso di celebrazione il giudizio di primo grado»; i «procedimenti penali a carico di soggetti detenuti o comunque gravati da misure limitative della libertà personale» i «procedimenti penali nel cui ambito venga dedotta l'urgente necessità di assumere prove indifferibili». Limitazioni vengono poste anche agli ingressi del tribunale e agli orari di apertura degli stessi uffici giudiziari.

 

Ultimo aggiornamento: 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA