CORONAVIRUS

L'Osservatore Romano sospende l'edizione cartacea, troppo rischioso per il coronavirus

Lunedì 23 Marzo 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Pensare che non c'era riuscito nemmeno Goebbels a farlo chiudere, visto che durante la Seconda Guerra Mondiale il Terzo Reich chiese al governo Mussolini di intervenire per la soppressione dell'Osservatore Romano poiché il giornale del Papa nel 1938 era uscito con un articolo di fuoco contro il Manifesto della Razza. L'Osservatore sopravvissuto a tanti periodi difficili stavolta - nella versione cartacea - non è riuscito a far fronte ai marosi sollevati da un piccolo virus arrivato dalla Cina, il Covid-19 che ha messo in ginocchio il glorioso giornale del Papa, al punto da costringere le autorità a decidere di non stamparlo più a partire dal 25 marzo. Una decisione prudenziale ma necessaria. 

Le comunicazioni che sono state date a tutti i redattori dai vertici del Dicastero delle Comunicazioni fanno riferimento alla situazione in corso, di difficile gestione. Hanno però assicurato che il momento verrà superato ma per chi vi lavora dentro è stato una brutta sorpresa. Il giornale, anche durante le due guerre mondiali era sempre uscito e non non aveva mai mancato un giorno.

Le indicazioni non riguardano la chiusura ma solo lo spostamento del cartaceo al sito fintanto che non sarà passata la pandemia. Tutte le attività tipografiche dal 26 marzo saranno sospese fino a prossima indicazione. In tipografia resterà un solo tecnico stampa e un legatore per produrre solo 10 copie dell'Osservatore Romano da distribuire ai massimi livelli della curia, tra cui il Segretario di Stato e il Papa («il mio giornale di partito» come lo chiama scherzosamente). 

Anche cinque anni fa, quando ebbe inizio la riforma del settore delle comunicazioni, era stata ventilata l'idea di trasferire l'Osservatore dal cartaceo al sito web. Una ipotesi che fu discussa a lungo e non incontrò il favore di tutti, tanto che fu accantonata. Tra le ragioni che erano alla base della modifica c'era una questione di costi, legati alla presenza di una sessantina di persone, tra giornalisti e personale tipografico e fotografico, a fronte di una vendita di copie piuttosto limitata, ben lontana dalle 100 mila copie al giorno nell'immediato dopoguerra. 

Il direttore Andrea Monda spiega cosa sta accadendo: “Si continua a lavorare in smart working e lo fa il 90 per cento della redazione per alimentare il sito. Per quanto riguarda il giornale cartaceo si tratta di una chiusura temporanea che per noi diventa l'occasione per potenziare la nostra presenza sulla rete. Però torneremo nelle edicole».

Il coronavirus ha imposto un nuovo cammino, imprimendo una accelerazione a future decisioni. Si tratta di un momentaneo spostamento sul sito web ma sono in molti, nonostante le rassicurazioni arrivate dai vertici, a sospettare che sia il primo passo per l'abbandono definitivo della carta. 

Il micidiale coronavirus ha fatto modificare anche l'orario di apertura della sala stampa vaticana. Ogni giorno sarà aperta solo due ore, dalle 11 alle 13. Per i vaticanisti è stato attivato un canale Telegram dedicato. 

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