CORONAVIRUS

Ordine di Malta, il Covid complica l'elezione del Gran Maestro: redde rationem slitta a novembre

Giovedì 28 Maggio 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Il coronavirus sta dando filo da torcere all'Ordine di Malta e al Vaticano, complicando i passaggi che dovranno portare alla elezione di un nuovo Gran Maestro, dopo la scomparsa improvvisa di Fra Giacomo Dalla Torre, avvenuta il mese scorso, per una malattia fulminante e dopo la bufera che aveva investito l'Ordine tre anni fa con le dimissioni imposte dal Papa a Matthew Festing, l'ex Gran Maestro mandato in esilio in Gran Bretagna, senza alcuna ragione apparente se non uno scontro interno tra progressisti e conservatori.

«Come ho già comunicato è impossibile tenere il Consiglio Compito di Stato entro il termine dei tre mesi, come previsto dalla nostra costituzione» per via del Covid, ha scritto a tutti i cavalieri il Luogotenente interinale fra Ruy Goncalo do Valle Peixoto de Villas Boas.

Il fatto è che i giuristi hanno tutti dato il medesimo parere: le attuali condizioni, con le restrizioni agli spostamenti e agli incontri al fine di evitare il rischio dei contagi, hanno fatto slittare tutto a novembre.

Alla fine dell'anno ci sarà il redde rationem, con l'elezione del nuovo Gran Maestro e la successiva approvazione di nuove costituzioni per rendere questa realtà più moderna e snella. Di fatto si misureranno – inevitabilmente - due differenti visioni, una portata a mantenere le caratteristiche religiose e spirituali dell'Ordine, l'altra a concedere più spazio ai settori legati agli interventi sociali, con il rischio strisciante di trasformarlo una specie di gigantesca Ong. Tutto, naturalmente, è da vedere e da costruire.

Nel frattempo è stata inviata una lettera a tutti i cavalieri sparsi nel mondo per rendere loro conto delle difficoltà presenti. A firmarla è un nobiluomo portoghese, fra Ruy Goncalo al quale è finito in mano il timone di questo organismo sui generis, da una parte è il più antico ordine religioso fondato ai tempi delle crociate e canonicamente dipendente dalla Santa Sede, dall'altra ha una entità a livello internazionale. La sede all'Aventino gode di extraterritorialità; emette francobolli, passaporti diplomatici e immatricola le  auto con la targa SMOM concessa dal ministero della Difesa italiano.

Poco prima di morire, quando la malattia era già in fase avanzata, Fra' Giacomo dalla Torre aveva autorizzato la convocazione di un Capitolo Generale Straordinario per il mese di novembre. Sulla firma di quelle carte erano serpeggiati dubbi e qualcuno all'interno aveva persino sollevato il tema della loro legittimità, alimentando voci malevole. Con questa lettera Fra Ruy Goncalo ha precisato e chiarito che è tutto «valido e rimane in vigore». Su quell'appuntamento si focalizza l'attenzione del Vaticano perché in ballo c'è la modifica della Costituzione interna e del codice. «Per poter sottoporre al Capitolo le bozze già concordate con la Santa Sede il cardinale Becciu ha proposto la creazione di due gruppi di lavoro, a cui parteciperanno anche membri della Santa Sede. Il primo gruppo lavorerà sugli articoli riguardanti il primo ceto (i cavalieri professi che emettono i voti di obbedienza, povertà e castità), il secondo si occuperà delle questioni istituzioni». 

Le bozze della costituzione sembrerebbero già pronte: «furono approvate dal defunto Gran maestro», ha sottolineato Ruy Goncalo per mettere in evidenza che costituiscono la piattaforma dalla quale partire. Tutto ora è nelle mani del Delegato del Papa, il cardinale Becciu che dovrà controllare che tutto si svolga nel rispetto delle regole. E in ogni caso prima del Capitolo Generale (convocato dal defunto Fra Giacomo dalla Torre per le nuove costituzioni) dovrà essere convocato il Consiglio Compito di Stato, con l'elezione del nuovo Gran maestro. 

Probabilmente sarà quella la fase più critica, considerando quello che è accaduto tre anni fa, quando si è consumata la cacciata del predecessore del defunto Dalla Torre, l'inglese Matthew Festing, defenestrato dal Papa senza alcun motivo apparente (e mai esplicitato).

In una intervista al Messaggero disse solo fu convocato da Papa Francesco e gli chiese di dimettersi da Gran Maestro: «È stato gentile anche se non mi ha dato alcuna spiegazione circa la richiesta; posso supporre che la Santa Sede mi abbia vissuto come un ostacolo, altra spiegazione non trovo. Come buon cattolico e come religioso ho immediatamente accettato la volontà del Papa. Sono tenuto all'obbedienza. Avevo l'impressione che la Santa Sede non fosse felice della mia insistenza sull'ortodossia, né del mio desiderio di indagare sul denaro dell'Ordine. Per alcuni probabilmente ero una forma di minaccia. Quando ne saprò di più avrò l'obbligo morale di usare ogni mezzo per far sapere».

Attualmente l’articolo 13 della Carta Costituzionale  in vigore prescrive che il Gran Maestro sia eletto a vita tra i Cavalieri Professi, con almeno dieci anni di voti perpetui, se di età inferiore ai cinquanta anni; per quelli di età superiore sono sufficienti tre anni di voti perpetui. Naturalmente occorrono i requisiti nobiliari prescritti: tutti nobili da generazioni. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani