Al processo sul Palazzo di Londra la pr Chaouqui avrebbe ispirato Perlasca

Francesca Immacolata Chaouqui
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 30 Novembre 2022, 20:43 - Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 18:32

Città del Vaticano – Sorpresa. Al processo in Vaticano per il palazzo di Londra spuntano due nuove figure, due donne che avrebbero avuto un ruolo di primo piano ad ispirare monsignor Alberto Perlasca – l'accusatore numero uno del cardinale Angelo Becciu – nel redigere il famoso memoriale di venti pagine contenente le principali accuse sul porporato e altri capitoli relativi alle dinamiche gestionali della curia.

All'udienza di oggi pomeriggio – la 39esima - il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha informato la corte che tra sabato notte e domenica ha ricevuto sulla sua utenza privata una serie di chat, per un totale di 126 messaggi, di Francesca Immacolata Chaouqui, già membro della Cosea in Vaticano, processata e condannata a 10 mesi per concorso in divulgazione di documenti riservati nell’ambito di Vatileaks 2 (sotto il pontificato di Ratzinger) e Genoveffa Putignani Ciferri, amica di lunga data di Perlasca e sedicente analista. Per Diddi ci sarebbe abbastanza materiale per aprire un ulteriore fascicolo processuale. 

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Il presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone dopo avere visionato il materiale ha sintetizzato che nei messaggi si sostiene che sia stata la Ciferri ad avere suggerito a Perlasca cosa raccontare ai magistrati che stavano indagando sulla compravendita truffa del Palazzo di Londra, e che a sua volta questi temi glieli aveva suggeriti la signora Chaouqui. Perlasca interrogato in merito ha confermato le circostanze, aggiungendo che la sua amica Ciferri gli aveva raccontato che “il suo interlocutore era un anziano magistrato” mentre in realtà era Chaouqui. 

Perlasca ha poi confermato che la gendarmeria avrebbe fatto una intercettazione ambientale sul territorio italiano per registrare la conversazione a tavola tra lui e Becciu, avvenuta nella pizzeria Lo Scarpone, al Gianicolo. 

Il memoriale di Perlasca inizia con la data del 31 agosto 2021 quando il monsignore si presenta negli uffici del tribunale vaticano senza avvocato per deporre liberamente. Nelle venti pagine racconta ai magistrati che stanno indagando sulla compravendita del famoso palazzo londinese cosa ha visto nella stanza dei bottoni della Segreteria di Stato in tanti anni di servizio. L'ex responsabile investimenti e già braccio destro del cardinale Becciu - uno dei dieci imputati al processo - evidenziava come nel 2016 la Segreteria di Stato si trovasse in difficoltà per avere «investito tutto il patrimonio in strumenti finanziari».

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I 21 capitoli di cui è composto il documento descrivono le anomalie relative al Vaticano e alla gestione dell'allora Sostituto Becciu. Si parla della diocesi di Ozieri, del famoso bonifico di 100 mila euro, provenienti dall'Obolo, per finanziare la cooperativa di migranti della Caritas, gestita da uno dei fratelli del cardinale. Del rapimento e del riscatto per liberare la suora colombiana rapita in Mali, affidato poi da Becciu (con il benestare del Papa) alla manager sarda Cecilia Marogna. 

Un altro capitolo si intitola: «i soldi spariti del concerto di Baglioni che aveva incassato 4 milioni». «Il concerto di Baglioni – scrive Perlasca ispirato da Ciferri e Chaouqui - è strettamente legato al restauro dell'ospedale di Bangui (…) Aula Nervi strapiena, lo dico perchè ero presente. 500 posti erano riservati per il corpo diplomatico, per i cardinali e la curia. Alla Segreteria di Stato arrivarono 600 o 700 mila euro. Non mancai di rappresentare a Becciu tutta la mia delusione: tanto clangore per 700 mila euro. Lui mi disse che era stato il dottor Domenico Giani, a quel tempo capo della gendarmeria, a curare l'organizzazione del concerto e tutti i successivi pagamenti. Non osai fare cattivi pensieri ma le cose mi rimanevano non chiare. Si ipotizzi: 6500 posti paganti a minimo 50 euro l'uno. Non credo che Baglioni si sia fatto pagare. Non credo neppure che il Governatorato abbia chiesto l'affitto dell'Aula Nervi. I conti non tornano (…) sul fatto resta comunque una pesante ombra. Ma una altra circostanza mai completamente chiarita avvolge l'ospedale di Bangui. Di fatto la signora Enoc continuava a insistere nel dire di darle i soldi, perchè il Papa le aveva detto di aver dato alla Segreteria di Stato una certa cifra per l'ospedale. A noi in ufficio risultavano però due milioni di euro in meno. Sono stati fatti i conti più volte e non sono mai tornati. Alla fine la cosa venne fatta cadere». 

Un altro capitolo ha come titolo: il clima in Segreteria di Stato e il discredito a Parolin, quello successivo: la vicenda della società in Slovenia di Cecilia Marogna. E ancora: la questione del Mater Olbia, del Bambin Gesù, dell'Idi, il dossier su monsignor Ricca, le spese pazze in Segreteria di Stato, la cacciata di Milone e la falsa società di investigazione, il primo Vatileaks e i regolamenti di conti attraverso la stampa.

La signora Ciferri verrà interrogata venerdì. 

Dopo aver sentito monsignor Perlasca il tribunale ha voluto ascoltare Fabio Perugia, manager di una solida e nota finanziaria che aveva avuto modo di fare proposte di investimento alla Segreteria di Stato per impiegare i liquidi disponibili. Perugia ha spiegato che ogni sua proposta non riceveva mai risposta e cadeva sempre nel vuoto. Lui stesso aveva l'impressione che ci fosse «un'asse tra Fabrizio Tirabassi e Enrico Crasso (entrambi imputati nrd) al punto che ogni proposta veniva bloccata». In compenso i finanziamenti che poi venivano fatti erano sempre collegati al Credit Suisse, dove operava Enrico Crasso da anni, e dove sembra che Tirabassi ricevesse una percentuale a compenso. 

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