Attanasio, Nigrizia: «Ucciso nella operazione 'Milano' da killer rwandesi perché sapeva troppo»

Attanasio, Nigrizia: «ucciso nella operazione 'Milano' da killer rwandesi perchè sapeva troppo»
di Franca Giansoldati
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Sabato 6 Marzo 2021, 14:43 - Ultimo aggiornamento: 16:07

Città del Vaticano - Altro che banditismo locale. Attanasio sapeva troppo e doveva essere eliminato. L'uccisione in Congo dell'ambasciatore italiano, del carabiniere Iacovacci e dell'autista Baguna avvenuta mentre viaggiavano senza scorta su jeep del Wfp, secondo padre Filippo Ivardi Ganapini, direttore di Nigrizia, va ricondotta a qualcosa di molto più complesso e mirato che ha a che fare con il controllo da parte del Rwanda di un territorio (congolese) ricco di minerali.

Scrive il missionario: «Fonti rwandesi, verificate nel dettaglio e confermate da diversi congolesi contattati, invitano a guardare oltre confine, verso il Rwanda e si spingono ad affermare che l’ambasciatore italiano nella Rd Congo è stato assassinato nell’operazione “Milano”, preparata nella guarnigione marina di Butotori dal colonnello Jean Claude Rusimbi, ex militare nella rivolta guidata da Laurent Nkunda, signore della guerra indagato dalla corte internazionale per crimini contro l’umanità, oggi uno dei responsabili dell’intelligence rwandese nella regione militare del Nord Kivu».

Troppe cose in quell'agguato avvenuto sulla strada Goma-Rutshuru tra le più pericolose del paese non tornano. Dove anche il magistrato militare congolese (incaricato di indagare sulla morte di Attanasio) Williams Mulahya Hassan Hussein è stato ucciso, e dove continuano i massacri: altri 32 civili uccisi solo nell’ultima settimana.

I missionari raccontano che Attanasio era un uomo integro che non si accontentava del lavoro diplomatico ma che sosteneva progetti umanitari e di sviluppo legati al mondo missionario e delle organizzazioni umanitarie. «Luca era inviso perché voleva andare in fondo alle cose, soprattutto quando si trattava della solidarietà verso i più sofferenti. Voleva toccare con mano le destinazioni dei fondi per gli aiuti umanitari, non raramente dirottati su altre finalità da ong e organizzazioni internazionali e soprattutto era in possesso di informazioni scomode sui massacri nella zona» scrive padre Filippo.

Le sue visite regolari all’ospedale di Panzi per incontrare il dottor Mukwege – premio Nobel per la pace 2018 che chiedeva un Tribunale penale internazionale per la Rd Congo – destavano sospetti ai livelli alti. Il mensile Nigrizia ipotizza che forse Attanasio è stato ucciso anche per «paura che rivelasse quanto scoperto e vedesse con i suoi occhi qualcosa di losco che gli hanno chiuso la bocca come fecero con il vescovo Munzihirwa, i preti canadesi Simard e Pinard e con tanti altri testimoni di verità scomode?»

Del resto nel 2018 vennero sequestrati e uccisi l’americano Michael Sharp e la svedese Zaida Catalan, funzionari Onu, «per aver scoperto l’uccisione di massa di 40 agenti di polizia nella regione del Kasai. Quasi nessuno ne ha parlato - scrive ancora padre Filippo - nemmeno negli Usa». 

Tutta l’area di Goma, capoluogo del Nord Kivu, è di fatto e illegalmente territorio rwandese. L’attuale presidente Paul Kagame, viene indicato dai missionari il braccio lungo sui minerali congolesi, di Stati Uniti, Inghilterra e Canada. Una situazione che facilita lo “scandalo geologico” del Congo e la spartizione mineraria. «Minerali in cambio di Kalashnikov: chi vive nella zona lo sa bene come funziona. Più regna il caos e meglio si ruba. Sono quasi novanta le multinazionali coinvolte nell’estrazione di cobalto, coltan, oro, diamanti, stagno, gas. E innumerevoli sono i siti informali dove scavano con le mani tantissimi minori. C’è anche petrolio da estrarre proprio in quel parco del Virunga, noto per gli ultimi esemplari di gorilla da montagna, in cui i ranger sono corsi in difesa di Luca Attanasio dopo aver sentito gli spari».

Le autorità congolesi hanno subito accusato del massacro l’Fdlr ma secondo Nigrizia la pista non sembra quella giusta.

Secondo le fonti dei missionari comboniani quando Jean Claude Rusimbi, membro del Fronte patriottico rwandese (Fpr, il partito-stato che governa il Rwanda), «ha appreso che l’ambasciatore era venuto a conoscenza di molte informazioni su queste uccisioni di massa nella Rd Congo e voleva visitare i siti sospetti (delle fosse comuni) dove erano state seppellite vittime innocenti, avrebbe pianificato di eliminarlo e avrebbe inviato il luogotenente “Didier” nei pressi di Goma. Quest’ultimo sarebbe arrivato sul posto domenica 21 febbraio con altri 4 soldati addestrati come killer. Eseguito l’omicidio, gli assassini avrebbero fatto ritorno a Rubavu in Rwanda attraversando Kanyarucinya per fare rapporto a chi di dovere. Soprattutto alla testa dell’operazione: Paul Kagame, da oltre 25 anni presidente del Rwanda, e deus ex machina che controlla la regione dei Grandi Laghi per conto terzi». 

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