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Ateismo, il nuovo Rapporto: discriminazioni anche in Italia, Spagna e Polonia

Ateismo, il nuovo Rapporto: discriminazioni anche in Italia, Spagna e Polonia
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Martedì 16 Novembre 2021, 11:22

Nell'elenco dei paesi dove si registrano discriminazioni striscianti ci sono anche l'Italia, la Spagna e la Polonia. Per l'associazione di Atei e agnostici i non credenti vengono discriminati in 144 paesi del mondo: in 39 c’è una religione di Stato; in 35 la legislazione deriva, in tutto o in parte, dal diritto religioso; in 12 esponenti del governo o agenzie statali emarginano, molestano o incitano all'odio o alla violenza contro le persone non religiose; in 83 la blasfemia è un reato e in 6 tra questi è punibile con la pena di morte; in 17 l'apostasia è un reato e in 12 tra questi è punibile con la morte; in 79 vige un discriminatorio sistema di finanziamento della religione; in 19 è possibile il ricorso a tribunali religiosi su questioni familiari o morali; in 26 è fatto divieto ai non religiosi di ricoprire alcuni incarichi; in 33 l’istruzione religiosa è obbligatoria nelle scuole statali senza un'alternativa laica; in 16 è difficile o illegale gestire un'organizzazione apertamente umanista.

Il rapporto

E' il quadro che emerge dalla edizione del Rapporto sulla libertà di pensiero nel mondo, promosso dall’Humanists International (di cui l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti fa parte).

Ogni anno, un terzo di tutti i paesi del mondo viene esaminato nell'ambito di un ciclo continuo di aggiornamenti, e a partire da quest’anno anche alla luce di due nuovi parametri che vanno ad aggiungersi a quelli utilizzati nelle edizioni passate: il modo in cui l'influenza della religione nella vita pubblica mina il diritto all'uguaglianza e/o alla non discriminazione, colpendo in modo particolare i diritti delle donne e delle persone lgbti+; e il modo in cui la mancata regolamentazione dell’obiezione di coscienza si traduce nella negazione di servizi alle donne e alle persone lgbti+.

Tra i focus da segnalare quelli sull’Afghanistan, sul Ghana, con la discussione in corso su un progetto di legge che prevede una pena fino a cinque anni di reclusione per le persone lgbt+ e una pena fino a dieci anni per chiunque si impegni in attività di advocacy in materia; in Myanmar, dopo il colpo di Stato del febbraio scorso e in Uruguay, dove la Ley de Consideración Urguente approvata nell’ottobre 2020 concede alla polizia maggiori poteri nell’uso della forza per sedare le proteste. 

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