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Università per stranieri di Perugia, il rettore: «Basta passato, ora guardiamo al futuro»

L'Università per stranieri di Perugia
di Egle Priolo
4 Minuti di Lettura
Venerdì 29 Luglio 2022, 13:32 - Ultimo aggiornamento: 13:33

PERUGIA - Immatricolazioni raddoppiate per i corsi di lingua italiana, nuovi rapporti internazionali, i primati per la presenza di studenti stranieri e per i progetti Erasmus. E ancora, palazzo Gallenga che si vota a piazza cittadina, l'idea di università come strumento di crescita e integrazione, per un'istituzione che vuole ricordare il suo essere patrimonio di un'intera comunità.

Signore e signori, ecco l'Università per stranieri di Perugia targata Valerio De Cesaris, che si scrolla di dosso la polvere delle inchieste e vuole far volare l'ateneo al di sopra delle polemiche e delle letture frettolose dei giornali. «Basta parlare del passato, guardiamo al presente e al futuro», dice il rettore, eletto dopo gli scandali. Un mantra che pare ispirare tutti gli uffici, per rinverdire i fasti della «più antica e prestigiosa istituzione italiana».
Rettore, che aria si respira alla Stranieri?
«Le inchieste fanno il loro corso, noi preferiamo concentrarci sul lavoro da fare. Sui numeri in crescita e sui progetti che abbiamo».
Che numeri?
«Per esempio, i corsi di lingua e cultura italiana hanno già superato i dati degli anni precedenti, non solo quelli duri della pandemia ma anche i precedenti. Siamo arrivati a metà 2022 con 2.000 iscrizioni: contiamo quindi di finire l'anno a 4.000, quasi il doppio degli anni 2018/2019. Un incremento importante, ma le potenzialità sono addirittura maggiori».
Come crescere ancora?
«Stiamo rilanciando in maniera significativa i corsi di lingua italiana, promuovendoli in tutta Europa e negli Stati Uniti, abbiamo avviato un processo di crescita e miglioramento e si può aumentare ancora, anche in collaborazione con le istituzioni del territorio. In fondo, è quello che la città un po' si aspetta, la missione dell'ateneo... Poi abbiamo ripreso le missioni istituzionali bloccate per la pandemia, riallacciato e incrementato nuovi rapporti che daranno frutti nel futuro ma i risultati già li stiamo vedendo».
Lei è stato in Argentina e America...
«Sì, ma questo è il frutto del lavoro di tante persone che hanno davvero messo impegno in maniera rinnovata. Un impegno che ci ha consentito di riallacciare rapporti con gli istituti stranieri, i centri di cultura all'estero. Da aprile 2021 stiamo lavorando su rapporti internazionali con università, istituzioni, consolati. Rapporti che vanno coltivati e tenuti vivi. Con un gran lavoro dell'ufficio Relazioni internazionali, che ci consente di avere sempre più studenti che vengono dall'estero, attraverso borse di studio, partenariati. Per non parlare dei nostri laureati i nostri laureati Itas, laureati per l'insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Che grazie agli accordi internazionali (per esempio proprio in Argentina e Stati uniti) sono favoriti nell'insegnamento nelle scuole paritarie all'estero e così trovano lavoro».

I corsi di laurea come vanno invece?
«Ne abbiamo pochi, sette, ma tutti molto apprezzati, con valutazioni altissime. E in questo caso la Stranieri vanta due primati: non solo la percentuale di studenti stranieri più alta d'Italia (il 40 per cento), ma anche la mobilità più alta. Noi riusciamo a mandare in Erasmus praticamente tutti gli studenti che vogliono trascorrere un periodo formativo all'estero, un percorso importante per la formazione, ma anche dal punto di vista umano, una vera palestra di autonomia e responsabilità. L'ufficio Erasmus e mobilità ha lavorato con grandissimo impegno, tanto da ottenere una valutazione ministeriale di 100 su 100, che è praticamente il massimo».
Progetti per il futuro?
«Stiamo lavorando su un'offerta formativa nuova, con dei corsi mensili che partono a ottobre. Si chiamano Umbria experience e sono rivolti a chi è interessato a venire in Italia per una sorta di turismo culturale: lezioni a palazzo Gallenga e poi visite in Umbria, tra arte e gastronomia. Un modo per rafforzare l'offerta che leghi cultura e territorio».
E poi?
«C'è il progetto di spazi nuovi per uno studentato, stiamo rafforzando i servizi agli studenti, puntando su politiche di inclusione, per chi ha problemi di disabilità, dsa o per i richiedenti asilo. Per noi, formazione è anche integrazione e coesione sociale. E l'idea è anche quella di far diventare la nostra aula magna una sala della cultura cittadina. Palazzo Gallenga è un patrimonio per Perugia e per l'Umbria, non è un'entità separata ma un'istituzione della città, che vorremmo sempre più riempire di confronti, dibattiti, iniziative. Perché diventi appunto un'aula della città».
Qual è il segreto di questi successi?
«Non sarebbe bastato lo sforzo di uno. Questo è il risultato del grande impegno di tutti. Di tante persone serie che con il loro impegno dimostrano che l'università è un'istituzione sana, che può dare ancora tanto al territorio. Dobbiamo tutti credere nelle sue potenzialità e sentire la Stranieri un patrimonio di tutti».

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