Badanti, paradiso Umbria. «Qui si guadagna di più». Le storie delle lavoratrici straniere: stipendi fino a 2.600 euro al mese

Badanti, paradiso Umbria. «Qui si guadagna di più». Le storie delle lavoratrici straniere: stipendi fino a 2.600 euro al mese
di Selenio Canestrelli e Michele Michele Milletti
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Giovedì 8 Dicembre 2022, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 19:50

pese per le badanti, l’Umbria è al top nazionale. In una regione piccola, ma seconda solo alla Liguria per invecchiamento della popolazione, quello dei “nonni” da accudire è un lavoro sempre più a tempo pieno e per sempre più persone. Un vero e proprio esercito, quello di badanti e caregiver che arriva a contare circa 40mila persone nel cuore d’Italia. E così l’Umbria guadagna il podio non solo per popolazione della terza età, ma anche per le risorse spese per accudire anziani e malati. E il lavoro qui, specie per le badanti, può essere più redditizio che altrove. È il caso di Olga, collaboratrice domestica dell’Est impiegata a tempo pieno in casa di Aldina, una novantenne perugina non autosufficiente. Da queste parti ha trovato la possibilità di guadagnare uno stipendio che ora le permette di sostenere i due figli e i tre nipotini che vivono nel suo Paese. «Avrò modo di fargli bei regali quest’anno per Natale e ne sono felice - dice -. Perché qui si vive bene e si lavora altrettanto bene. Ci sono molti anziani bisognosi, di conseguenza c’è molto lavoro e si guadagna più che da altre parti. Lo so perché faccio il confronto con alcune mie amiche badanti in altre regioni».
I NUMERI
«Una persona non autosufficiente che vuole essere assistita in casa da una badante può arrivare a spendere 2.641,61 euro al mese - afferma Assindatcolf, un’associazione dei datori di lavoro di colf e badanti aderente a Confedilizia - In un anno la cifra arriva quota 29.783,14: un costo che comprende la regolare assunzione di una lavoratrice a tempo pieno in regime di convivenza, ma anche quello di una sostituta, necessaria per coprire i giorni e le ore di riposo previsti obbligatoriamente dal contratto nazionale di lavoro».

I casi-limite aumentano ogni giorno che passa. Lo conferma il presidente Anmic Umbria, Enrico Mariani, l’Associazione mutilati e invalidi civili: «Più passa il tempo e peggio sembra essere per i bilanci familiari - dice - Le segnalazioni alla nostra associazione di famiglie in forte difficoltà economica non si contano negli ultimi tempi, con i costi che aumentano e con l’aggiunta del fatto che è sempre più difficile trovare una badante. E se poi non si trova una struttura in convenzione allora la situazione diventa drammatica: c’è chi si è sentito chiedere da privati anche 3mila euro e passa al mese per l’assistenza del proprio caro disabile».
Ed ecco che la spesa complessiva di una famiglia tra assistenza e servizi, forniture e spese alimentari fa salire sul podio l’Umbria tra le regioni più care: infatti secondo un recente studio dell’Unione nazionale consumatori Perugia, ad esempio, è tra i leader degli aumenti e di conseguenza del costo della vita complessiva, a cui va aggiunto, appunto, l’esborso per l’assistenza da parte dei badanti, insieme a Trento e Bolzano, e a pochi passi c’è anche Terni. Insomma, numeri del fenomeno badanti che sono da record: 18mila sono le colf e badanti, mentre 146 milioni di euro sono stati spesi in Umbria nel 2019 per la retribuzione dei lavoratori domestici.
CAREGIVER
E poi c’è l’esercito silenzioso dei caregiver familiari. In Umbria, secondo le stime dell’associazione mutilati e invalidi civili, ci sarebbero quasi 20mila persone che si prendono cura del proprio congiunto tra difficoltà quotidiane, stanchezza e in molti casi depressione. Un gruppo di persone di buona volontà che però chiede sostegni e attenzione in una regione che, secondo l’Istat, dove insieme alla Sardegna, il fenomeno della disabilità è più diffuso ed è rispettivamente l’8,7% e il 7,3% della popolazione. Insomma l’allarme povertà per chi deve far conto sull’assistenza di un proprio familiare è sempre più forte, visto che permane una preoccupazione e incertezza in una regione che conta 60.276 invalidi civili e che ha registrato 500 nuove richieste di invalidità presentate solo nel 2020. controlli sanitari.

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