Perde braccia e gambe per un tumore che non c'è, ad aiutarla c'è Bebe Vio

Giovedì 17 Gennaio 2019 di Nicoletta Gigli
Anna e Bebe Vio

«Sono ancora viva. Per i medici non avevo alcuna speranza e invece ce l'ho fatta. E' impossibile raccontare come mi sono sentita quando mi sono svegliata dal coma e mi sono resa conto di non avere più le gambe e le braccia, ma ora voglio tornare a vivere. Nel modo più normale possibile».

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Anna Leonori, 46 anni, di Terni, è una donna forte. La sua malattia, caratterizzata da un calvario infinito legato ad un cancro che non c'era, non le ha tolto quel sorriso disarmante e la voglia di lottare per la vita. Un calvario che inizia nel 2014, quando ad Anna arriva la terribile diagnosi: «I medici parlano di un tumore maligno del quarto grado, che richiede un intervento molto invasivo. Rifiuto la chemio e decido di rivolgermi altrove. Dopo nuovi accertamenti vengo operata a Roma, con l'asportazione di utero, ovaie, 40 linfonodi e della vescica, sostituita con una ortotopica. Aspetto l'esito dell'esame istologico e arriva la sorpresa. E' tutto negativo, non c'è nulla, in tutte le parti asportate non c'è neppure l'ombra di quel cancro». Anna torna a casa e ricomincia la sua vita. Grazie al suo ottimismo che sfida la realtà e che non l'abbandonerà mai. Iniziano però anche le infezioni, con la febbre e dolori sempre più acuti per via degli interventi subiti. Va avanti così per 4 anni, tra ricoveri e dimissioni, tra viaggi all'inferno e speranze. Fino al 7 ottobre 2017.
 

 

«Avevo dolori atroci, l'ambulanza mi portò in ospedale dove sono arrivata senza sensi. Dopo qualche ora ero in sala operatoria. Da lì un mese e mezzo di coma profondo, con zero possibilità di vita. Mia mamma, che non mi ha lasciato per un istante, per tre volte andò a prendere i vestiti. Per fortuna ce l'ho fatta a raccontarla».
Da Terni il trasferimento a Cesena e la cruda realtà di fronte alla necessità di amputare gambe e braccia. «Una lotta continua per vivere. Vinta contro ogni aspettativa». Anna vuole tornare a una vita normale e pensa di andare all'Inail per le pratiche per le protesi. «Ho saputo che a Terni c'era Bebe Vio per i campionati di scherma paralimpica e l'ho incontrata. E' stata molto disponibile. Mi ha consigliato di andare a Butrio, dove ti seguono passo dopo passo e dove non sei un numero. Posso confermare che è tutto vero. Ora però ho bisogno dell'aiuto di tutti perché le cure sono molto costose e le ho dovute sospendere» dice Anna, con due figli di 9 e 13 anni da crescere. Sul suo profilo facebook ha avviato la raccolta fondi per tornare alla vita grazie alle cure della clinica che ha restituito il sorriso alla schermitrice: «Racconto la mia storia nasce perché vorrei aiutare e trasmettere speranza a chi, come me, ha avuto esperienze simili. Coraggio e speranza che a me ha dato la straordinaria Bebe Vio».
 

Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 19:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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