«Troppe suggestioni e nessun reato»: Perugia, la difesa del gran maestro massone

Lunedì 11 Novembre 2019 di Enzo Beretta

PERUGIA - «Tanta suggestione smentita dai fatti perché Antonio Perelli non ha commesso proprio nessun illecito». In estrema sintesi è questo il ragionamento dell'avvocato Alessandro Vesi che ieri ha chiesto il proscioglimento per l'ex gran maestro della massoneria coinvolto nell'inchiesta «Piramide» della Procura di Perugia. Il pm Mario Formisano contesta a Perelli, ai dirigenti regionali Luca Orlandi e Linda Richieri, e ai farmacisti Alessandro Rossi, Massimo Ceccarelli e Pantelis Kurtsopulos, il reato di associazione per delinquere. Nell'ipotesi accusatoria i primi tre «gestivano il servizio di accreditamento valutazione di qualità e comunicazione della Direzione regionale salute e coesione sociale di Palazzo Donini favorendo sistematicamente alcuni sanitari accreditati o da accreditare ai danni di altri». Stando a quanto sostiene l’accusa «gran parte dei soggetti favoriti erano legati a Perelli e a Richieri da forti legami di conoscenza derivanti dai comuni interessi».

Nel corso del suo intervento Vesi ha negato il conflitto di interessi di Perelli e l'incompatibilità con la Regione: «In una sentenza definitiva di Spoleto è spiegato che Perelli non era amministratore di fatto della farmacia di Deruta essendone solo socio, come d'altronde era socio di un'altra società che gestiva una parafarmacia. A fronte di un esposto di Federfarma la Giunta aveva deliberato che non c'era incompatibilità tra l'incarico dirigenziale e lo status di socio di capitale della farmacia». Dinanzi al gup Lidia Brutti il legale, smentendo le accuse di concussione, truffa e abuso d'ufficio, si è lungamente soffermato sulla questione Liotti: «Non era vero che c'erano posti letto che Giuseppe Liotti poteva chiedere su Perugia ma solo su Città di Castello come stabilito dal Piano sanitario regionale. E Liotti ottiene l'autorizzazione dell'Asl solo nel maggio 2015 quando Perelli era in pensione ormai da due mesi. Come poteva aver commesso questi reati se era in pensione?». La farmacista Giuseppina Mantucci, vicepresidente dell’Ordine, è accusata di aver rivelato a Perelli informazioni sull’avvio del procedimento disciplinare avviato in seguito a una segnalazione del Nas. Commenta Vesi: «E' paradossale ritenere divulgazione un argomento su cui è ammesso l'accesso agli atti».

Secondo il legale di Mantucci, Vincenzo Maccarone, la farmacista «non ha svolto alcun tipo di interessamento illegittimo nel procedimento disciplinare a carico di Perelli  e nelle telefonate tra i due non esiste dichiarazione di alcuna notizia riservata. Mantucci non ha rivelato nulla ma ha semplicemente ricevuto una richiesta da Perelli se fosse arrivata o meno la Pec del Nas. E comunque il procedimento non inizia con l’arrivo di quella comunicazione». «Abbiamo chiesto al giudice di prosciogliere Orlandi - spiega l'avvocato David Brunelli - per evitare in processo del tutto inutile basato, a dire dello stesso pubblico ministero, solo su un'ombra di sospetto e non su solide fonti di prova».

«Ascoltando le difese sembra che la Procura abbia preso un grosso abbaglio ma questa non è una storia campata per aria e merita il vaglio dibattimentale - sono le parole del legale dell'Asl parte civile Francesco Blasi -. Le norme sul commercio di farmaci sono state violate». Conclude il penalista Nicola Di Mario che in questo procedimento assiste la Regione Umbria: «Auspichiamo che il gup accolga la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati fissando il processo dinanzi al tribunale di Perugia». Nel corso dell'udienza del 19 dicembre è attesa la decisione: Pantelis Kurtsopulos (difeso dall’avvocato Giancarlo Viti) è l'unico ad aver scelto di essere giudicato con rito abbreviato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA