FASE 2

Treni, dal 4 maggio in Umbria ne riparte uno su due. Niente Intercity

Martedì 28 Aprile 2020 di Federico Fabrizi

PERUGIA - Il 53 per cento dei treni “umbri” tornerà a marciare dalle 5 della mattina del 4 maggio. Nessun Intercity, per ora solo convogli regionali e interregionali. Con il lockdown ancora sostanzialmente attivo, la metà dei convogli dovrebbe riuscire a muovere circa il 30 per cento dell’utenza “normale”. Con uffici, scuole e università chiuse, dovrebbe bastare. Ne ha discusso ieri pomeriggio l’assessore regionale ai trasporti Enrico Melasecche (foto ndr) con i vertici di Trenitalia: «Abbiamo stabilito di tenere aperto un collegamento costante -spiega Melasecche - e siamo pronti a valutare eventuali criticità, in caso di necessità legate a maggiore domanda potranno essere attivati convogli nell’arco di 24 ore». La Regione Umbria preparerà un’ordinanza ad hoc in vigore dal 4 maggio fino al 18, che poi potrà essere replicata fino al 13 giugno - il terzo step del calendario delle ripartenze - oppure modificata. Un passaggio successivo, a un mese dalla riapertura, stima di riattivare due convogli su tre per servire il 50 per cento dell’utenza. Perugia e Foligno in direzione Terontola-Firenze e Roma e Terni verso la Capitale saranno i nodi principali della ripartenza. Il primo treno a ripartire scatterà alle 5 del mattino, l’ultimo alle 20 e 55 minuti. L’elenco sarà nero su bianco nell’ordinanza che la Regione pubblicherà nei prossimi giorni. Il grosso dei treni farà riferimento ai collegamenti con Roma. L’idea, comunque, è di consentire spostamenti agevoli all’interno del territorio regionale. Per far rispettare le distanze di sicurezza saranno sistemati dei marker sui sedili che dovranno restare vuoti, toccherà invece alla polizia ferroviaria controllare i passeggeri che saliranno e scenderanno per mantenere un metro distanziamento sempre. ANCHE I BUS Il problema delle distanze interessa anche i bus. Ieri i sindacati hanno chiesto un incontro all’assessore regionale Enrico Melasecche. L’obbligo di mantenere almeno un metro tra i passeggeri riduce sensibilmente il numero di persone che potrà essere contemporaneamente all’interno di un mezzo di trasporto: si scende dal minimo di sei a fino a un massimo di dodici passeggeri. Per le carrozze del minimetrò che sono piccolini, ad esempio, non sarebbe possibile andare oltre i sei passeggeri per ciascuna carrozza. Ma la questione è un’altra: chi controllerà il rispetto del distanziamento sociale? La proposta dei sindacati è di impiegare gli autisti costretti in cassa integrazione nelle operazioni di “assistenza”. Il confronto con la Regione sarà fissato a strettissimo giro di posta per fare il punto della situazione.

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