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Tosca al Teatro Morlacchi: «Giriamo
il mondo attraverso la musica. Fuori
c'è una rivoluzione partita dal basso»

Tosca al Teatro Morlacchi: «Giriamo il mondo attraverso la musica. Fuori c'è una rivoluzione partita dal basso»
di Michele Bellucci
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 30 Marzo 2022, 19:05

PERUGIA - Salirà stasera sul palco del Morlacchi Tosca con una tappa del suo “Morabeza in teatro World Tour”, tournée internazionale con cui l’interprete presenta l’omonimo ultimo album che gli è valso due Targhe Tenco (inizio alle 21.00). L’evento è organizzato da Aucma e Mea concerti per la stagione Tourné 2021/2022, in collaborazione con il Comune di Perugia. Cantante e ricercatrice musicale da sempre affascinata dalle musiche del mondo, Tosca in questo concerto propone un melting-pot intimo, raffinato e allo stesso tempo popolare. Il pubblico verrà trasportato nelle atmosfere di un immaginario salotto sudamericano dove sarò possibile, attraverso la musica, approfondire l’intreccio e la contaminazione fra i popoli. Musica italiana che si miscela con sonorità francesi, brasiliane, portoghesi e tunisine. Sul palco con Tosca ci saranno Giovanna Famulari (violoncello, pianoforte e voce), Massimo De Lorenzi (chitarra), Elisabetta Pasquale (contrabbasso e voce), Luca Scorziello (batteria e percussioni) e Fabia Salvucci (percussioni e voce).

Tosca, qual è stato l’input che ha dato vita a questo progetto?

Il progetto nasce nel 2000, ovvero quando ho iniziato con le mie incursioni nelle varie culture. Prima ho cercato di seguire semplicemente la mia curiosità musicale, poi ho provato a fissare un punto d’arrivo con questo album, che ovviamente è anche un punto di partenza.

Quindi un vero e proprio viaggio?

Sì, questo disco rappresenta la sintesi di 15 anni. Rappresenta il mio modo di entrare nelle altre culture, attraverso la mia voce. Devo dire che Morabeza ci ha aperto ai festival internazionali, l’estero vero…

Anche all’estero ci tiene però a sottolineare la sua italianità?

Decisamente. Il problema è la lingua, con le sue sonorità peculiari che tanto mi affascinano. Quando approccio le altre lingue, ad esempio il brasiliano, i miei amici mi dicono “si sente il Mediterraneo”. Per questo mi piace l’arabo, perché amo colorarlo con il mio italiano!

A proposito d’Italia, come è stato presentare “Ho amato tutto” al Festival di Sanremo?

Quel brano è un viaggio musicale. Io dico sempre al pubblico “allacciate le cinture e lasciatevi andare”. Sono felice che il Festival abbia ora un’impronta molto popolare. È stata la rivoluzione di Amadeus, un pazzo eroico! Io ne sono l’esempio, pensavo fosse uno scherzo quando mi ha contattata, non avevo neppure una casa discografica: sono una randagia! Ha scelto una semplice proposta e così facendo ha aperto la porta a un mondo di nicchia, che fatica a raggiungere un pubblico più ampio.

L’ultima edizione le è piaciuta?

Ho amato molto la canzone che ha vinto e soprattutto ho notato una cosa un po’ fuori moda: la professionalità. Trovo che nel brano vincitore si percepisca una grande profondità artistica. Quella di Mahmood la conoscevo, è un artista che non ha paura di buttarsi e contaminare, per questo lo sento molto affine. È davvero una persona cara, per bene. Invece non conoscevo Blanco, che a 18 anni ha una visione fortissima, è un vero artista. Il fatto che abbiano vinto loro è un messaggio importante, cioè che non basta avere una bella voce ed essere fighi ma bisogna avere la testa, perché il nostro è un lavoro serio.

Pensa che questo non sia così comune?

Purtroppo no. Stando a contatto con i giovani che vogliono fare gli artisti vedo come soffrono. Cerco di offrirgli una possibilità dandogli una grande forza interna, ma poi il sistema dovrebbe riconoscerla e… al momento invece non succede. Soprattutto le artiste donne devono riprendere la consapevolezza di essere brave e non solo belle.

Per le donne è più difficile?

Ci sono state lotte per affermare questi principi e invece ultimamente vedo una retromarcia pazzesca: non bisogna solo lavorare sul proprio corpo ma sul proprio intelletto! La bellezza è una cosa importantissima, certo, ma bisogna avere la forza di essere anche brutti. L’Italia è malata di questo, ma sono corsi e ricorsi storici. Da Yvonne Sanson ad Anna Magnani, è una ruota e io credo che ci sarà un momento in cui si tornerà a cercare attrici solo per la loro bravura.

Fuori dall’Italia la situazione in tal senso come è?

In certi Paesi si tiene conto più del messaggio artistico che dell’aspetto economico. La considero una bella rivoluzione che viene dal basso. Perché sono gli stessi giovani artisti che si rifiutano di entrare in determinate cose! Penso a Maro, che rappresenterà il Portogallo al prossimo Eurovision Song Contest; lei è una di quelle che si sottrae a certe logiche e secondo me sarà una grande sorpresa.

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