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Toquinho domani a Costacciaro:
«L'Italia è la mia seconda Patria,
tornare è un regalo che la vita mi fa»

Toquinho domani a Costacciaro: «L'Italia è la mia seconda Patria, tornare è un regalo che la vita mi fa»
di Michele Bellucci
6 Minuti di Lettura
Sabato 13 Agosto 2022, 18:45

PERUGIA - Prosegue il festival estivo di arti performative Suoni Controvento, che in alcuni dei borghi più belli dell’Umbria e soprattutto in location naturali di eccezionale fascino sta proponendo concerti e appuntamenti dall’alto contenuto culturale. Domani a Costacciaro uno degli eventi più attesi, il ritorno di Toquinho che celebrerà 50 anni di successi in duo con la brasiliana Camilla Faustino, in corso Mazzini a Costacciaro (inizio alle 21). Un concerto che rappresenta un omaggio alla musica brasiliana e un tributo a tutti quei grandi amici con cui Toquinho ha condiviso tanta musica e poesia: la “saudade” di Tom Jobim e del suo grande amico e collaboratore Vinicius de Moraes, di Baden Powell, Carlos Lyra, Chico Buarque, Menescal e tanti altri. Una notte tra Bossa Nova e “Afro Sambas”, ripercorrendo brani indimenticabili come “Aquarello”, “La voglia e la Pazzia, L’incoscienza e l’allegria”, “Senza Paura”, “Samba della Benedizione”, “Samba per Vinicius”.

Toquinho, che spettacolo attende il pubblico di Costacciaro?

Sul palco che divido con Camilla Faustino, giovane cantante brasiliana, porto tanti pezzetti della mia storia. Racconto di coloro che mi hanno influenzato, artisti cui ho vissuto e collaborato. Suonerò alcune delle canzoni che hanno segnato il mio percorso umano e artistico in una specie di retrospettiva emozionale della mia carriera, dove la mia chitarra ha un ruolo fondamentale nella sua parte strumentale e non manca certamente il ricordo di molte collaborazioni nate proprio in Italia.

Ad esempio?

Direi quelle con Sergio Bardotti, Morricone, Lucio Dalla, Sergio Endrigo e tanti altri. Oltre ovviamente alla grande Ornella Vanoni, che ha interpretato come solo lei sa fare quel disco che ancor oggi è in catalogo come “La voglia, la pazzia l’incoscienza e l’allegria”. Che dire di più!

Con quale spirito salirà sul palco?

Dopo quasi due anni e mezzo rimasto fermo a casa, come tutti gli altri artisti, il ritornare sul palcoscenico è un regalo speciale e una gioia immensa. Adoro suonare, mi piace lavorare e finché la salute mi assiste affronterò sempre la vita per come viene. Credo proprio che sia la vita che in fondo mi spinge a non desistere, a incuriosirmi nello scoprire sempre nuove emozioni ed esperienze diverse fra loro. La musica è un grande stimolo evidentemente.

Tornare in Italia cosa significa per lei?

Fare un tour in Italia è un privilegio. Significa viaggiare, scoprire i molti piaceri della vita, come luoghi e città sempre diversi e ognuno con la sua propria storia. Significa degustare la cucina e il vino italiano, incontrare nuove persone, collaborare con altri amici e colleghi. E quando arriva la sera su quel palcoscenico c’è tutta l’energia di queste emozioni che si unisce all’affetto del pubblico, altro indispensabile motore che ci spinge a fare ciò che in fondo è ciò che amo fare e che è la mia professione. Ritornare ogni volta in Italia è un piacere e un regalo che la vita mi fa...

Pensa che la sua carriera sia stata influenzata dal nostro Paese?

Ho discendenze italiane, sono cresciuto con le tradizioni italiane, ho vissuto in Italia nel periodo in cui Chico Buarque mi invitò a Roma… da dove poi è iniziato tutto. Ho quindi una affinità naturale e un rapporto quasi intimo con l’Italia. Devo molto all’Italia e a tutti gli effetti è la mia seconda Patria. Non posso che ringraziare l’Italia che da sempre mi stima e ricambia con tanto affetto tutto ciò che faccio.

A breve “Acquarello” compirà 40 anni, che ne pensa?

Acquarello, è nata da un’improvvisazione del tutto naturale che ho scritto con Maurizio Fabrizio. Venne a trovarmi a San Paolo e in due giorni l’abbiamo composta. È una musica speciale, non ha una spiegazione perché in fondo è stata un’improvvisazione a quattro mani. La considero un regalo dell’ispirazione creativa, un’idea semplice che però ha fatto il giro del mondo e ha avuto un successo unico. Allora non immaginavamo un simile successo internazionale ma forse è proprio questa la magia di questo lavoro e il fatto che l’anno prossimo Acquarello festeggerà i suoi primi quarant'anni di vita è una grande emozione!

Crede che una canzone possa attraversare le epoche?

La musica e le canzoni aiutano a vivere meglio ed entrano nella vita di ognuno di noi. Quando scrivo una canzone è po’ come fare un figlio: lo si crea e lo si accompagna e lo si fa crescere, ma poi lui andrà per la sua strada... sceglierà la propria vita. Credo che valga lo stesso per le canzoni. Quando le scriviamo e le cantiamo hanno dentro tutta la nostra verità, o quella degli autori. Le pensiamo, le scriviamo e poi le interpretiamo ma poi ognuna di loro prende la propria strada, ogni canzone ha una sua vita propria perché sono le persone che ascoltandole si immedesimano, le trasformano e le vivono dentro la loro sensibilità e i propri sentimenti... che sono diversi in tutti noi.

Tra tutte quelle che ha scritto ce n’è una che preferisce?

Ho scritto e composto oltre 500 canzoni durante la mia carriera, sono un po’ come 500 miei figli, le amo tutte anche se in forma differente, senza differenze tra loro. Raccontano la mia storia. Credo che l’anima di una canzone viene proprio dal cuore. La forza della musica è la sua universalità, non ha frontiere, non ha limiti. La musica riesce a comunicare valori e temi anche sensibili, è socializzare, è far cantare le persone, è l’unirle durante un concerto. Tutto ciò fa si che la musica abbia anche questa funzione, al di la della bellezza e della qualità dell’arte musicale che poi si evolve nel tempo.

Cosa si ascolta oggi in Brasile?

Il Brasile è un grande paese dove convivono fra loro molte diversità etniche, di colore, di razze... è un Paese cosmopolita e non potevano non prendere vita varie e differenti espressioni culturali. La musica è il miglior strumento per rappresentare tutte queste differenze. In Brasile è quindi normale ascoltare e passare dall’afro-samba al forrò, dal sertanejo all’mpb, dai canti degli Indios dell’Amazzonia sia all’espressione dell’epoca della bossa nova. In fondo è la forza naturale della vitalità artistica di questo grande Brasile! Posso però affermare che quella che più segnato e impresso un proprio stile è quella della matrice africana, o meglio afro-brasiliana che in Brasile è fortemente presente.

Cos'è per lei la Bossa Nova?

La Bossa Nova è un’epoca ineguagliabile, una grande trasformazione della musica brasiliana che si è imposta alla fine degli anni ’50. C’è una persona speciale che ha dato il via a questo cambio e si chiama Joao Gilberto, un grande artista. Dobbiamo a lui l’invenzione della “batida” tipica della bossa nova. Poi il movimento musicale si affermò nel tempo anche grazie alla genialità dei molti suoi protagonisti, fra i quali il grande Tom Jobim, il poeta e mio “parceiro” (compagno, ndr) Vinicius de Moraes, Carlos Lyra, Roberto Menescal e tanti altri ancora. E’ un mondo, un’atmosfera raffinata e popolare nello stesso tempo e certamente ha contribuito a portare e diffondere e imporre la musica brasiliana in tutto il mondo.

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