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Ricostruzione lenta, sui ritardi indaga la Corte dei Conti

Ricostruzione lenta, sui ritardi indaga la Corte dei Conti
di Luca Benedetti e Ilaria Bosi
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 12 Agosto 2020, 09:45 - Ultimo aggiornamento: 10:37

PERUGIA «Scenario avvilente». Così il procuratore regionale della Corte dei Conti Rosa Francaviglia, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, aveva bollato i ritardi per la ricostruzione post terremoto in Valnerina e nello Spoletino. In quell’occasione l’affondo era stato pesante. E diceva così: «L’attenzione della Procura regionale, a partire dalla seconda metà dell’anno 2019, si è polarizzata sui profili erariali del post sisma 2016. A distanza di quasi quattro anni dal sisma lo scenario è avvilente, non soltanto per la mancata parziale rimozione delle macerie, per i consistenti danni subiti dal patrimonio storico-artistico, dagli immobili pubblici e da quelli di civile abitazione, nonché dall’apparato produttivo locale, ma anche per le ingrate condizioni di vita di chi è ancora alloggiato nelle soluzioni abitative in emergenza - scriveva il procuratore Francaviglia - Su 4.856 pratiche previste ne risultano mancanti ben 3.363» e tra i motivi che rallentano la ricostruzione vanno considerate «l’assenza di limiti di concentrazione degli incarichi tecnici in capo ai professionisti e l’incertezza dell’ammontare del contributo. Quanto agli immobili con danni gravi, il quadro è desolante perché, alla data del 31 dicembre 2019, su n. 5654 edifici inagibili, sono state presentate soltanto n. 330 pratiche e, quindi, ne mancano ben n. 5454” scriveva ancora il procuratore».
Tra le righe l’annuncio delle mosse della Procura che sono diventati inchiesta. Molto corposa visto quello che c’è dentro la ricostruzione negata. Nei mesi scorsi si è mosso il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza, comando provinciale, guidata dal colonnello Selvaggio Sarri con una maxi acquisizione di documentazione negli uffici del commissario straordinario per la ricostruzione. C’è più di un dubbio, di partenza, che la lentezza possa nascondere un danno erariale.
I DUBBI

Ritardi, mancanze, omissioni. Ruota intorno a questi aspetti la corposa acquisizione documentale effettuata dalle fiamme gialle nei vari uffici legati alla ricostruzione, a partire dalla struttura commissariale, cui i militari si sono rivolti nel periodo della gestione di Piero Farabollini. Al vaglio della magistratura contabile c’è un lungo elenco di anomalie che, sommate a una situazione rimasta per troppo tempo al palo, potrebbe aver portato a spese quanto meno evitabili. Partendo dal concetto generale della “mancata e tardiva ricostruzione post sisma 2016”, gli accertamenti coordinati dalla magistratura contabile spaziano dall’omessa o mancata “adozione del piano di ricostruzione”, all’omesso “conferimento di incarichi tecnici”, passando per “la mancata previsione sismica su mappe inadeguate sulla pericolosità”. Nel calderone dei ritardi, il faro acceso dagli inquirenti si concentra anche su alcuni aspetti specifici, che riguardano il mancato rispetto dei tempi registrato sia in Valnerina che nello Spoletino. Delle verifiche sulla pratica relativa all’ospedale di Norcia si è parlato anche di recente, così come è nota l’attenzione rivolta dalla procura ordinaria – che sulla ricostruzione non ha fatto sconti - su alcuni edifici ricostruiti in Valnerina dopo i precedenti terremoti (soprattutto quello del 1979) e crollati comunque sotto le scosse del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre del 2016. Tornando al presunto danno erariale, tra i tanti filoni dell’inchiesta madre, rientrano pure gli accertamenti avviati sulla mancata ricostruzione delle scuole di Spoleto, soprattutto dopo che sono andati persi i circa 300mila euro di costi di progettazione del Polo scolastico di San Paolo, inserito e finanziato con l’ordinanza 14 del 16 gennaio 2017 e mai realizzato. L’amministrazione De Augustinis, infatti, insediatasi a giugno 2018, ha deciso di abbandonare quel percorso intrapreso dai predecessori, preferendo alla delocalizzazione la ricostruzione in loco della scuola media Dante Alighieri e di quella per l’Infanzia Prato Fiorito. Un percorso che ancora oggi, tuttavia, attende di essere formalizzato e avviato.

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