Terni, vedova, incinta, due figli di cui uno autistico: ora è senza casa. Il Comune: «Passi dopo le elezioni»

Sabato 16 Giugno 2018 di Nicoletta Gigli
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«Una casa me la devono dare. A Manuel ho promesso che i nostri figli avrebbero avuto una sistemazione dignitosa e per non deluderlo sono disposta a tutto». Sabrina, ternana, trent’anni ancora da compiere, non ha più lacrime. La sua gravidanza è al termine ma il lieto evento giungerà a poche ore di distanza dalla morte del suo compagno.

Manuel, 40 anni, anche lui ternano, ha solo avuto il tempo di scegliere il nome di questo figlio tanto atteso. Due mesi fa per lui è arrivata la terribile diagnosi, di quelle che non lasciano speranze. Manuel ha lottato in un letto d’ospedale contro un tumore che l’ha portato via senza regalargli la gioia di conoscere suo figlio.

Ha dovuto dire addio alla compagna e ai due figli di lei: hanno 6 e 3 anni e mezzo, il più piccolo è affetto da una grave forma di autismo. Sabrina Zagaglioni, al nono mese di gravidanza, non ha avuto neppure il tempo di piangere quel compagno che le aveva restituito il sorriso.

La coppia viveva in una casa in affitto ma la malattia di Manuel, costretto a lasciare il lavoro, non ha consentito il pagamento dell’affitto. Per Sabrina uno sfratto esecutivo e la prospettiva di ritrovarsi a vivere in mezzo alla strada con i suoi due bambini e col neonato in arrivo. «Sono tornata in Comune a chiedere una casa - sussurra - ma non mi danno speranze. Dicono che prima del ballottaggio non si può prendere alcuna decisione».

Sabrina la domanda per le case popolari l’ha presentata nel 2017. «Ero disperata, con due bambini a carico e il terzo in arrivo. Mi avevano assicurato che con i miei 10 punti mi spettava poi però le cose sono cambiate. Mi sono sentita dire che ci sono famiglie con molti più figli a carico e che devo aspettare il mio turno».

Dopo la morte del compagno Sabrina è ospite della cognata, Alessandra, che ha cinque figli e una casa che non basta ad accogliere dieci persone: «Non la butterò di certo in mezzo ad una strada - dice - ma questa sistemazione può essere solo provvisoria se uno ha a cuore la dignità delle persone». Sabrina è una mamma sfinita. Che continua a girare da un ufficio all’altro in cerca di una soluzione che non arriva mai.

«I servizi sociali mi hanno detto che non si può fare nulla - dice - perché prima devono sistemare chi ha più punti di me. Eppure so con certezza che ci sono tante case popolari vuote. Una, ristrutturata, è sfitta da tre anni e sta accanto a casa di mia madre. Sono stata rimproverata per non aver inserito la circostanza che uno dei miei figli è affetto da autismo ma ho spiegato che l’esito degli accertamenti è più recente rispetto alla presentazione della domanda per la casa popolare. Sono disperata, vorrei vedere cosa farebbero queste persone se si trovassero nelle mie condizioni».

La solidarietà non è mancata e qualcuno che conosce bene il dramma di questa famiglia ha messo mano al portafogli. Come la maestra d’asilo di uno dei figli di Sabrina, che ha acquistato quel che serve per il neonato in arrivo. «In alcuni momenti ho avuto paura per le sorti dei miei figli - dice con un filo di voce. Io, vittima di ingiustizie, cresciuta in una casa famiglia, non permetterò a nessuno di trovare appigli per togliermi i miei figli. Chi di dovere è già stato avvisato».  Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 22:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA