Valnerina: alla riscoperta dei prodotti in estinzione
per la ripartenza gastronomica della valle del Nera

Valnerina: alla riscoperta dei prodotti in estinzione per la ripartenza gastronomica della valle del Nera
di U.G.
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Sabato 1 Ottobre 2022, 13:18 - Ultimo aggiornamento: 13:53

TERNI Hanno lavorato per anni, anche tra incertezze e perplessità, alla fine, però, la Valnerina ha salvato l’estinzione dei prodotti del suo territorio, mettendo in campo la condotta “Slow Food” della valle del Nera (nella foto i protagonisti)  che partendo dalla cascata delle Marmore arriva fino ai monti Sibillini, passando tra parchi e agriturismi, riscoprendo antiche tradizioni, rovistando annali e conteggiando i prodotti naturali in fase di estinzione, recuperandoli per la cucina ed anche dando loro un futuro. Così la ricotta salata, la roveja di Cascia, il grano saraceno, il merangolo di Ferentillo, il fagiolo di Rosciano, le lenticchie, gli asparagi, l’olio Evo o l’acqua cotta sono tutti prodotti della biodiversità catalogati nel parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria. Spazio anche alla produzione delle birre artigianali, come quella alla Merangola.  «Segnali interessanti – spiega Sebastino Torlini-  giungono dal ricambio generazionale nelle aziende storiche e dalla nascita di nuove aziende attive nel settore agricolo e in quello della ricettività, nuove realtà economiche che conciliano innovazione e tradizione». Ed intanto gongolano ristoranti e trattorie, con i prodotti della terra sempre più richiesti ed appetibili. E la valle del Nera ne ha tanti di queste squisitezze. Per Enrico Bini, presidente del Ciav (Centro iniziative ambiente Valnerina) da anni siamo alla riscoperta di prodotti tipici e tradizionali dei contadini ed anche delle erbe commestibili» «Il concetto di rete è quello che ci guida - dichiara la presidente di Slow Food Gina Vannucci - dobbiamo impegnarci a collaborare tra Comuni e tra aziende e anche tra cittadini, superando ogni campanilismo. La Valnerina è unita sotto un unico tema che è l'enogastronomia di qualità». Infatti  la presenza di una catena Food consentirà a tutto il territorio di sviluppare azioni di valorizzazione di prodotti, luoghi, aziende ed eccellenze». «Quello che ci interessa di più - afferma Monica Petronio, presidente regionale Slow Food Umbria - è un approccio antropologico, prima che turistico: il territorio in primo luogo va conosciuto e interpretato dalle comunità che ci vivono. Insieme si analizza la situazione produttiva, le tradizioni a tavola e sui campi, si decide cosa valorizzare e come farlo. L’economia, anche quella turistica, si riattiva quando il legame con il territorio è forte e quando le scelte sono condivise». Molte le iniziative in cantiere,  presto uscirà il calendario fitto di eventi che partono con la presentazione della guida delle birre d'Italia Slow, la cena ufficiale di tesseramento, eventi dedicati all’olio “Evo” della Valnerina passando poi per il pampepato di Terni che trova anche  una sua storia da raccontare. «E bene ricordare- conclude Torlini- che tutti questi prodotti sono a chilometro zero e che rappresentano il meglio della produzione naturale della valle del Nera». 

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