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Terni. L'ospedale perde sempre più "pezzi"
se ne vanno altri dieci medici
Daniele Giocondi: «Dodici reparti senza primario»

Terni. L'ospedale perde sempre più "pezzi" se ne vanno altri dieci medici Daniele Giocondi: «Dodici reparti senza primario»
di Umberto Giangiuli
3 Minuti di Lettura
Domenica 14 Agosto 2022, 11:55

L’ospedale di Terni da qui alla fine dell’anno dovrà fare i conti con le dimissioni di una decina di medici. «Proprio così – afferma  Mauro Candelori della Uil Fp - almeno dieci professionisti lasceranno il Santa Maria e, probabilmente, la motivazione sta tutta che, ormai, non dà più garanzie per il loro futuro». «I reparti più penalizzati da queste uscite- continua- potrebbero essere l’ostetricia, l’area medica e quella chirurgica. Vanno via anche perché la struttura ternana non è più attrattiva come una volta. Gli ospedali di Viterbo è Rieti che rappresentavano una risorsa in termini economici per l’arrivo di extraregionali, si stanno riorganizzando e questo limita di molto la loro presenza a Terni. Noi, invece, paghiamo lo scotto di una programmazione locale che non c’è». Tanto per non ricordare  sono anni che ben dodici reparti vanno avanti con i facenti funzione. Mancano presidi di prima necessità, come accaduto a cardiochirurgia ma non è il solo caso. Non ci sono  neppure le cose più semplici come i presidi di usura, cateteri ed altro. All’ospedale di Perugia chi si reca al pronto soccorso viene informato  in tempo reale sul percorso del malato. C’è un pool di accoglienza che aiuta i familiari e li informa sulla situazione del proprio congiunto, diversamente da Terni che difficilmente si viene a sapere il percorso del malato una volta all’interno dell’emergenza. «E’ una questione di organizzazione- precisa Daniele Giocondi coordinatore del Tribunale per i diritti del malato che mette anche il dito sull’annoso problema delle liste d’attesa: «Ci risulta – riprende- che al Santa Maria ci sarebbero non meno di 50 anestesisti- rianimatori- questa storia che manca questa figura vacilla. Il problema è quello di utilizzarli meglio, così da abbattere davvero le liste d’attesa». «Con tanti medici che se ne vanno- riprende Giocondi- si rischia di far del male ai pazienti e depauperare l’ospedale che si trova a fare i conti con  una pianta organica ridotta all’osso».  «Gli accorpamenti dei reparti- secondo il parere dei sindacali della funzione pubblica- sono stati decisi dalla direzione sanitaria «senza sentirci per un parere». Un reparto, quello di testa – collo,  chiuso fino al 21 prossimo, con otorinolaringoiatra, maxillo facciale, oculistica e polo urologico accorpati a chirurgia generale e specialità chirurgiche, con la colon proctologia e senologia. Nella neurochirurgia, invece, vengono  ricoverati i pazienti di neuroradiologia e  nella chirurgia digestiva, la ginecologia e l’ostetricia per le attività chirurgiche legate alle interruzioni della gravidanza. «Un  massiccio accorpamento mai visto negli anni precedenti, dietro si nasconde la carenza di personale», conclude Candelori. Mentre il reparto testa-collo è chiuso, diversamente a chirurgia generale è tutto pieno con i soliti letti in corsia «questo è l’ennesimo segnale negativo – conclude il Tribunale- che va ad incidere sulla stato di psico - fisico dei pazienti».

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