Terni, omicidio del garage. La sorella della vittima:
"Victor era perseguitato, non era omosessuale"

Il luogo dove era seppellito il cadavere
di Nicoletta Gigli
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Venerdì 11 Luglio 2014, 17:33

TERNI «Mio fratello era una persona assolutamente normale, con una vita regolare, una famiglia che gli ha sempre dato sostegno, affetto, conforto. Non era un alcolista, come a tanti giovani piaceva stare in compagnia e bere un bicchiere in più ma mai perdeva di vista se stesso, i suoi affetti, i suoi doveri». Geanina parla di suo fratello Victor Iordache con la voce spezzata dal pianto. I poveri resti del rumeno, che avrebbe compiuto 38 anni tra qualche giorno, attendono il nulla osta della procura di Terni per avere almeno una degna sepoltura.

Una famiglia integrata. I suoi fratelli Geanina e Stefano, a Terni da anni con un lavoro e una vita serena, non hanno più lacrime. Aspettano l'esito delle indagini che hanno fatto scattare le manette ai polsi del ternano Andrea Arcangeli, 45 anni, sposato e padre di due figli. Reo confesso del delitto, Andrea ha passato 48 ore in cella per tornare ai domiciliari. In attesa dell'accesso della scientifica di Roma nel garage di via Mola di Bernardo, dove Andrea ha detto di aver freddato l'amico intimo Victor con una colpo di pistola alla tempia, i fratelli della vittima non si danno pace. Soprattutto perché Andrea, in casa Iordache, veniva considerato uno di famiglia.

La malattia del papà. «Mia madre non vuole crederci - dice Geanina con un filo di voce - Andrea per lei era come un figlio. Ha assistito nostro padre fino all'ultimo giorno di vita». Il racconto dei fratelli di Victor cade sulla malattia incurabile che ha colpito il loro papà. Era venuto a Terni a trovare i figli, ha scoperto di avere un tumore e pochi mesi di vita. Geanina e Stefano hanno preso una casa in affitto a Collescipoli per stargli vicino e curarlo. «Victor è andato a vivere con loro - racconta la sorella - e Andrea non lo ha lasciato un istante. Sapeva fare l'infermiere, si prendeva cura di mio padre, lo accompagnava a fare le chiemio. Quando gli chiedevamo di poter ricambiare tante attenzioni lui si mostrava offeso, ci diceva che lo faceva solo perché amava mio padre. In realtà, dopo la scomparsa di Victor, abbiamo saputo da una nostra parente che Andrea perseguitava mio fratello».

Rapporto non corrisposto Dopo la morte del padre, a novembre, Victor si è trovato a dover conciliare la sofferenza con la presenza nella sua vita di quest'uomo che non voleva accettare la realtà del loro rapporto. «A Marian piacevano le donne e avrebbe voluto una famiglia e dei figli. Non era omosessuale, con tutto il rispetto per queste persone - dice Geanina - semmai era perseguitato da Andrea che lo ossessionava con richieste alle quali tentava di resistere in tutti i modi. Facendogli capire che l'unica cosa che poteva concedere era la sua amicizia ma questo a lui non bastava. Aveva molte aspettative nei suoi confronti».

La sera della scomparsa Dopo che Victor sparisce nel nulla Andrea si comporta in modo strano. «E' andato da mia madre e le ha detto che Marian l'aveva accompagnato su un treno. Ha raccontato tante bugie, io l'ho cercato perché la sera del 21 aprile Victor e Andrea erano andati nel bar di nostro fratello Stefano. Ma lui non ha voluto più incontrarmi». Geanina dice che «il dolore è aggravato dalla notizia della concessione degli arresti domiciliari e dal fatto che Andrea non ha chiesto perdono alla nostra famiglia, che considerava la sua famiglia». A Geanina e Stefano resta il ricordo di un fratello che se n'è andato troppo presto. Per lui una croce e un lumino da portare su nella montagna tra Miranda e Sroncone, su quella che per due mesi è stata la tomba di Victor.

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