Terni, Palazzo Carrara sotto i riflettori: «E' ora di restaurare gli affreschi e decidere la destinazione delle sale»

Terni, Palazzo Carrara sotto i riflettori: «E' ora di restaurare gli affreschi e decidere la destinazione delle sale»
di Beatrice Martelli
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Mercoledì 4 Novembre 2020, 18:25 - Ultimo aggiornamento: 23:30

TERNI        Palazzo Carrara a Terni è uno degli edifici - anzi, delle istituzioni - più affascinanti della città: la storia di chi lo ha fatto costruire è avvolta nel mistero, le sue radici sono molto antiche: la data di nascita ufficiale è il 1378. È stato municipio nel Settecento, biblioteca, sede della raccolta archeologica comunale, carcere mandamentale, e ha passato la guerra, di cui porta le ferite, ma che non è riuscita a cancellarne del tutto l’antico splendore: la Sala Apollo e Dafne, impreziosita dagli affreschi seicenteschi di Gerolamo Troppa, è la punta di diamante. «Quelle sale sono nel cuore di molti ternani» ricorda Michele Rossi, di Terni Civica, che ha preso a cuore il destino del palazzo. Precisa infatti: «È dal 2015 che si attende il restauro degli affreschi della Sala Apollo e Dafne e della Sala degli Stemmi, quando ci fu il finanziamento della Fondazione Carit di 75 mila euro». Cosa è successo dunque? «Nell’estate 2019 si sono conclusi i lavori edili ed impiantistici propedeutici necessari, ma sugli affreschi siamo in ritardo, come per quanto riguarda la nuova fruizione dello spazio» continua Rossi. «Non si è potuto dare corso al restauro a causa delle problematiche che hanno interessato il Comune di Terni negli anni recenti e che hanno portato alla dichiarazione del dissesto. Al momento attuale sono stati spesi un milione e 350 mila euro per coprire pulizia, consolidamento e miglioramento sismico, abbattimento delle barriere architettoniche, adeguamento degli impianti e riorganizzazione funzionale degli spazi» conclude. «Non rimane che procedere spediti e decidere sull’uso futuro di queste sale e della parte del Palazzo che non è occupata dagli uffici dell’assessorato alla Cultura». Insomma, manca solo di riportare all’antico splendore ciò che è rimasto di prezioso al piano nobile.

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