Terni, in cinque anni chiuse due edicole su dieci
e molte altre sono in crisi: «Servono sostegni»

Terni, in cinque anni chiuse due edicole su dieci e molte altre sono in crisi: «Servono sostegni»
di Aurora Provantini
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Venerdì 3 Gennaio 2020, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 12:33

Hanno chiuso quattro chioschi storici in poco tempo: le edicole di via Battisti, via Fratelli Rosselli, Largo dei Banderari e adesso pure quella di Marmore che per sessant'anni è stata un punto di riferimento per la comunità. I dati della Camera di Commercio descrivono un Paese che passa da 36 mila edicole nel 2001 ad appena 15 mila nel 2018, da una ogni 1.550 abitanti a una ogni 4 mila residenti. Una debàcle. A Terni sono 53 gli esercizi al dettaglio di giornali e periodici iscritti nel registro delle imprese della Camera di Commercio di Terni, al 30 settembre del 2019. Dodici in meno rispetto al 2015: un calo del 18,5%. Pressoché stabili invece le attività di articoli di cartoleria che vendono anche riviste e quotidiani: 38 al 30 settembre 2019. Perché ad un certo punto anche i supermercati e le librerie vengono autorizzati alla vendita di quotidiani. Un mestiere ricco di soddisfazioni ma faticoso, quello del giornalaio, per gli orari, con sveglie all'alba e chiusure ritardate. «Si sgobbava racconta Roberto Elisei, l'attuale proprietario dell'edicola di piazza della Repubblica - ma alla fine del mese si riusciva a portare a casa uno stipendio sostanzioso e ci si poteva permettere di avere qualche dipendente». «Fino al 2005 la vendita dei quotidiani ha fatto da traino dichiara Elisei - Oggi vendo al massimo 100 quotidiani al giorno, nel 2005 oltre 600. Certo questo è un chiosco che oltre ad avere una sua storia (è stato il primo della città, aperto nel 1890, ndr) insiste proprio sulla piazza centrale ed è circondato da studi legali e notarili, quindi è più fortunato di altri. All'interno ho messo giocattoli di qualità, la Lottomatica, e i gratta e vinci. Si deve variare l'offerta se si vuole andare avanti». Manuela Nobili dell'edicola di piazza Dalmazia conferma che sono proprio i giovani a non comprare i giornali: «Vengono a prendere un settimanale per i loro nonni o una busta sorpresa per i propri figli». Il chiosco di piazza Dalmazia apre nel 1963 con la madre di Manuela, Vania Bevilacqua, che prima stava in Corso Vecchio. «Gli anni Ottanta sono stati i più belli ricorda Manuela - i rivenditori mi lasciavano oltre 40 copie di Topolino che sparivano in un battibaleno, adesso se ne vendo tre devo sentirmi fortunata. Quella del giornalaio è sempre stata una vita di sacrifici per via degli orari, ma anche ricca di soddisfazioni per la gente che ti veniva a salutare la mattina, che sfogliava il giornale e commentava le notizie. Un punto di incontro importante, tanto che non si chiudeva mai, a parte il giorno di Natale e il primo maggio. Niente ferie. Se volevi andare una settimana al mare dovevi lasciare un parente a gestire l'edicola. Si vendevano soprattutto le enciclopedie e i quotidiani. Negli ultimi cinque anni le vendite sono andate a picco. Le edicole sono il caposaldo dell'editoria, perché di fatto distribuiscono da sempre i giornali e vanno in qualche modo sostenute con agevolazioni di qualsiasi tipo, ad esempio con uno sconto sull'occupazione del suolo pubblico. E poi diventa difficile anche reinventarsi a Terni, dove non c'è un teatro e né turismo, perciò porsi come una sorta di info point sarebbe complicato». Anche Manuela apre alle 6,20 e chiude alle 13,30, più qualche ora nel pomeriggio. Francesco Tacchia, che subentra 33 anni fa nell'edicola di via XX Settembre ricorda che «nei tempi d'oro si faceva il continuato dalle 6 alle 21, ma adesso si resta chiusi per pranzo». «Ho provato ad inserire i gratta e vinci e le ricariche telefoniche - spiega Francesco - ma questa diversificazione non sarà sufficiente ad evitare la chiusura. E' un peccato perché ho due figli e mi sarebbe piaciuto che almeno uno di loro potesse proseguire l'attività». In Valnerina resistono le edicole di Ferentillo e di Arrone. Chiusa quella di Montefranco. «Ma la prospettiva non è buona», afferma Rosy Pellegrini, che dal 1986 vende giornali in piazza Garibaldi a Ferentillo. «La mia fortuna è che non devo pagare l'affitto perché il locale è di proprietà dichiara Rosy - ma anche così non si riesce a tirare fuori uno stipendio intero». «La crisi è arrivata cinque anni fa, da noi. Vendiamo al massimo trenta quotidiani al giorno perché la gente va al bar per leggerlo. Anche le ricette di cucina ormai si trovano su internet, quindi cala la vendita di riviste, non sono richiesti i fumetti, mentre vanno bene le buste sorpresa e le figurine dei calciatori, di Me contro Te, Frozen e Santoro. Ma se non arriva un sostegno alla categoria sarà dura andare avanti».

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