Guardia di Finanza, il bilancio: «Dopo l'emergenza rischio usura e infiltrazioni criminali»

Guardia di Finanza, il bilancio: «Dopo l'emergenza rischio usura e infiltrazioni criminali»
di Nicoletta Gigli
3 Minuti di Lettura
Venerdì 26 Giugno 2020, 11:20 - Ultimo aggiornamento: 11:21

TERNI Quello ternano è un tessuto economico sano che non va inquinato. Superata l’emergenza covid, d’ora in poi il corpo sarà impegnato a sostenere la ripresa dell’economia buona e impedire che la criminalità organizzata possa essere interessata a fare investimenti sul territorio, acquisendo beni mobili e immobili di aziende in crisi di liquidità”.
Il colonnello, Livio Petralia, non nasconde la preoccupazione per la fase tre. E accanto al bilancio dell’attività 2019 e dei primi cinque mesi dell’anno della guardia di finanza, buona parte dei quali passati a lavorare in prima linea per l’emergenza covid, traccia le linee dell'attività investigativa che vede impegnate le fiamme gialle su più fronti: “La preoccupante difficoltà di accesso al credito da parte di famiglie e imprese - dice il comandante, Petralia - rischia di far emergere fenomeni come l’usura. Dove ci sono problemi economici e carenza di liquidità, il pericolo serio e concreto è che le persone in difficoltà possano rivolgersi altrove”. Massima attenzione al settore della ristorazione e delle attività turistico-ricettive, prostrate dal lockdown, su cui la criminalità economica, in un territorio già in crisi ante covid e ora più debole, può voler mettere le mani. La lente d’ingrandimento delle fiamme gialle ternane, impegnate anche a verificare che i sostegni messi in campo dal Governo per superare l’emergenza vadano nelle tasche giuste e non in quelle sbagliate, è ora puntata sulla spesa pubblica. Sorvegliati speciali gli appalti collegati all’acquisto di beni di prima necessità e dei dispositivi di protezione individuale.

A partire dalle gare che riguardano il mondo della sanità. Nel corso della cerimonia, svolta in forma quasi privata alla presenza del prefetto, Emilio Dario Sensi, di una rappresentanza del personale dipendente e una delegazione della sezione dell’associazione nazionale finanzieri, il colonnello Livio Petralia ha sintetizzato l’attività portata avanti insieme alle altre forze dell’ordine per l’emergenza covid. In campo 300 pattuglie, impegnate a controllare e sanzionare privati ed esercenti che non rispettavano i decreti o approfittavano della pandemia per fare speculazioni. Come ad Orvieto, dove un commerciante è finito nei guai per aver venduto mascherine a prezzi troppo elevati. 56 le irregolarità riscontrate in tre mesi, sette le denunce penali. Durante il lockdown gli investigatori avranno la conferma che il covid non ha fermato lo spaccio di droga. E recupereranno stupefacenti proprio nel corso dei controlli per verificare la regolarità degli spostamenti. Tra le operazioni di rilievo svolte dalla guardia di finanza nel periodo dell’emergenza, il sequestro di oltre 29 mila dispositivi di protezione individuale e dispositivi medici non conformi al marchio Ce. 28mila mascherine erano destinate all’azienda ospedaliera, le altre mille all’Ater, entrambi parti lese. L’indagine delle fiamme gialle è ancora in corso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA