Terni, Flavio e Gianluca morti per overdose. I legali delle famiglie: «Il pusher non era affidabile, l'Asl sbagliò a fargli gestire il metadone». Raddoppia la richiesta di risarcimento

Le madri delle due vittime
di Nicoletta Gigli
3 Minuti di Lettura
Sabato 28 Gennaio 2023, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 00:07

TERNI - «Abbiamo iniziato l’azione risarcitoria nei confronti dell’Usl Umbria 2, convinti che ci siano state una serie di violazioni sulle norme interne che disciplinano il divieto di somministrazione del metadone altrove o ne subordinano l’operatività a condizioni che, in questo caso, non appaiono minimamente rispettate».

L’avvocato Francesco Donzelli, conferma di aver presentato il conto all’Usl per la morte di Flavio Presuttari, 16 anni, stroncato insieme all’amico quindicenne Gianluca Alonzi dal metadone ceduto da Aldo Maria Romboli. Il quarantenne ternano, ai domiciliari in una comunità terapeutica, sta scontando la condanna a sette anni e due mesi di carcere con l’accusa di aver venduto ai due adolescenti ternani il metadone che aveva in casa per disintossicarsi.

Per conto della famiglia di Flavio il legale, con un tentativo di mediazione, ha chiesto all’azienda sanitaria locale due milioni e mezzo di euro a titolo di risarcimento per la morte del 16enne ternano. Che sarebbe stata causata dalla gestione di un tossicodipendente di lungo corso che, essendo ritenuto affidabile, ogni lunedì si recava a ritirare i flaconcini di metadone che gli servivano per l’intera settimana.

Sotto la lente finisce la procedura per l’affido terapeutico del metadone a Aldo, con un lungo passato nel tunnel della tossicodipendenza. Per i legali che tutelano le famiglie dei due giovanissimi amici scivolati dal sonno alla morte il 7 luglio 2020, non ci sarebbero state le condizioni necessarie a dichiarare affidabile il quarantenne ternano.

Un risarcimento da altri due milioni e mezzo di euro l’ha chiesto anche l’avvocato Maurizio Filiacci, legale della famiglia di Gianluca.

«L’azienda sanitaria che consente a un paziente, in cura per disintossicarsi, di uscire con più dosi di metadone da portare a casa - spiega Donzelli - fa un contratto secondo un modello unico. Che deve essere firmato dal paziente con l’impegno a non cedere a nessuno e per nessun motivo le dosi. Abbiamo chiesto all’Usl la cartella clinica, che deve contenere il diario clinico e il contratto che impegna il paziente, ma non ci ha risposto. Se la cartella non esistesse  - aggiunge Donzelli - vorrebbe dire che è mancato tutto il percorso alla base dell’affido terapeutico del metadone».

La richiesta di un maxi risarcimento da cinque milioni di euro per la morte di Flavio e Gianluca, causata dallo spaccio di metadone, è nata dopo lo studio accurato delle normative interne anche regionali, delle norme quadro e delle linee guida dell’organizzazione mondiale della sanità.

Per l’avvocato Donzelli diverse le violazioni riscontrate: «Si raccomanda la supervisione di ogni somministrazione di dose perché c’è il rischio che il metadone venga usato in modo illecito, dirottandolo al mercato della strada e generando casi di overdose.  Per questa ragione vanno selezionati dal personale i pazienti a minor rischio di diversione».

Significative le indicazioni regionali per contenere fenomeni di misuso e diversione di farmaci oppioidi, per ridurre il rischio di eventi avversi collegati.

Quelle che consentono al tossicodipendente in cura di ottenere l’affido terapeutico sono regole stringenti. Che prevedono una supervisione continua, con il paziente che va rivalutato ogni mese dall’equipe che lo ha in carico, pena l’esclusione della procedura dell’affidamento diretto, che non può essere concesso a chi ha patologie psichiatriche concomitanti.

Una delle cessioni, al campetto di San Giovanni, fu quella che spezzò per sempre i sogni di Flavio e Gianluca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA