La rabbia degli amici fuori dal Duomo:
«Ingannati e uccisi dal pusher»
La madre di Flavio: «Aiutatemi
a salvare altri ragazzi»

Lunedì 13 Luglio 2020 di Corso Viola di Campalto
L'uscita dei feretri dal Duomo. Foto di Angelo Papa
TERNI Fuori dal Duomo ci sono gli amici di Gianluca e Flavio, tutti con gli occhi gonfi di rabbia e tristezza. Erano abituati a vederli sempre insieme, da almeno quattro anni non si staccavano mai, la passione per la “play station” e quella per  la musica. Mai avrebbe immaginato di dovere assistere ai loro funerali, uccisi a soli 15 anni da un mix di droghe.  Ora si  trovano tutti davanti al Duomo, in un giorno assolato e triste. La rabbia è tutta  verso il pusher che ha ceduto per 15 euro il metadone. C’è chi conosceva bene i due ragazzi e frequentava la stessa comitiva al campetto di San Giovanni ,sa che quel lunedì sera  erano convinti di acquistare altro: «Quello (Aldo Maria Romboli) si "accollava" (intrometteva) sempre con la scusa della musica rap, diceva di  aver cantato per anni e provava a conquistare la loro fiducia - racconta un coetaneo dei due  - e alla fine li ha  ingannati e sono morti per una stupidata, convinti di acquistare coedina mixata con della semplice fanta, mentre quando hanno assunto quella schifezza, portata dallo stesso Aldo in una boccetta, sono stati quasi subito male, mentre lui si è eclissato».
Tutti ormai lo tenevano alla larga Aldo, quarantenne tossicodipedente dall’aria sempre strafatta, troppo grande per loro, ma lui non mollava e si presentava periodicamente , cercando di piazzare il metadone per poi acquistare cocaina. «Erano due ragazzi tranquilli - racconta uno studente dell’Itt, la scuola frequentata da Gianluca, che era anche rappresentante di classe-  prima di quel giorno non hanno avevano mai preso nulla del genere, forse qualche canna e spinello ma siamo sicuri che quello che ha detto Aldo non è vero, prima di lunedì quella robaccia non l’avevano mai presa, li conoscevo benissimo ed ora mi chiedo perché abbiamo fatto quella scelta, perché abbiamo dato fiducia a una persona ambigua».
Francesco, 17 anni, ascolta e poi va ancora più duro, e malgrado la giovanissima età, si pone un interogativo: «Io ho un fratello che si faceva di eroina fino a poco tempo fa -racconta - e il medico quando andava a prendere la dose di metadone si accertava che la ingurgitasse tutta e sopra gli faceva bere anche un bicchiere d’acqua perché aveva paura che potesse portarla via e rivenderla, possibile che quell’Aldo abbia potuto avere in casa tutte quelle dosi e metadone?Probabilmente se lo avessero controllato meglio Gianluca e Flavio sarebbero ancora vivi».
Silvia Jacaroni, la mamma di Flavio, all’uscita del feretro si rivolge proprio a loro: «Vi voglio tutti con me, dovete restare a mio fianco,  dobbiamo darci da fare perché questo non accada mai più, ma ora trasformiamo la rabbia in bene, aiutateci a salvare altri ragazzi».   Ultimo aggiornamento: 20:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA