«Terni da città delle acque a città delle fontane chiuse»: il caso di Piazza Duomo

Giovedì 11 Giugno 2020 di Beatrice Martelli
TERNI         «Terni città delle acque da troppo tempo è la città delle fontane chiuse». È con questa espressione che il consigliere comunale Michele Rossi porta l’attenzione sulle più belle fontane della città, che sono da molto tempo chiuse o con l’attività sospesa. Basti pensare a quella di piazza Tacito, simbolo della città, la più famosa, emblema di questa tendenza, nonostante stiano proseguendo i lavori per rimetterla in attività. Tra le fontane chiuse un occhio di riguardo deve essere dedicato alla fontana di piazza del Duomo, in pieno centro, opera del 1935 di Corrado Vigni, lo stesso scultore delle statue che completano la facciata della cattedrale. Un’opera importante non solo per la sua collocazione così centrale, ma anche per il suo valore simbolico, dato che i due elementi che la compongono sono personificazioni del Nera e del Velino, e rappresentano la Cascata delle Marmore. La vasca, invece, sembra risalire al 1600. «Ricordo il tentativo, nel 2015, di rimettere in funzione il getto dell’acqua» afferma Rossi, «con un intervento all’impianto di pompaggio dell’acqua e la realizzazione di nuovi pozzetti, ma l’unico intervento duraturo in quell’occasione fu il ricambio della copertura di questi pozzetti, poiché stonava dal punto di vista estetico  con la pavimentazione della piazza. Dalla fontana in tutti questi anni non è sgorgata una sola goccia d’acqua, a dispetto della sua funzione originaria e del suo simbolismo» sottolinea. «Al fine di ripristinarne il corretto funzionamento e restituirne la bellezza artistica per come fu pensata e realizzata, bisogna spingere perché torni a sgorgare l’acqua e, magari, si crei un’illuminazione per valorizzare il monumento ancora di più» conclude. © RIPRODUZIONE RISERVATA