Varianti a Terni, crescono i contagi. Il Cts: «Avevamo chiesto il lockdown»

Varianti a Terni, crescono i contagi. Il Cts: «Avevamo chiesto il lockdown»
di Aurora Provantini
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Giovedì 11 Marzo 2021, 10:43 - Ultimo aggiornamento: 11:08

 Continuano a crescere i casi di Covid a Terni: solo ieri si si sono registrati 61 nuovi positivi per un totale di 482 contagiati attuali. Aumentano i ricoveri, cinque in più rispetto al giorno prima, e non ci sono posti letto liberi in terapia intensiva. Sono stati 228 i nuovi casi evidenziati nell’ultima settimana nella capitale dell’acciaio. L’impennata sembra essere legata a cluster scolastici che si estendono ai nuclei familiari, con classi in isolamento e conseguenti code al drive through di via Bramante. Una realtà in controtendenza con il resto dell'Umbria. A preoccupare è la presenza di tutte le varianti all'ospedale Santa Maria, che lascia presagire l'arrivo della a zona rossa. In questo scenario la governatrice Tesei annuncia la volontà di riaprire i negozi il sabato pomeriggio, dopo aver ricevuto una durissima lettera da parte dei commercianti del centro di Terni. Passa la palla al Cts, però: “Prima di modificare l’ordinanza del 5 marzo attendo l’ok da parte Comitato tecnico scientifico regionale”. Come se la decisione politica potesse essere affidata ai sanitari. Lo convoca per oggi, con la riapertura delle attività commerciali tra i vari punti all’ordine del giorno.

Il 18 febbraio scorso la Regione Umbria diffondeva, in una nota, il risultato dell’indagine sui primi 77 campioni analizzati dall’Istituto Superiore di Sanità, che riscontrava un profilo genetico identificabile sia con la variante brasiliana che con quella inglese, a Perugia. Fu allora che il Comitato tecnico scientifico documentò la necessità di un lockdown generale per tutta la regione e per quelle al confine con la provincia di Perugia. Lo mise a verbale, il Cts, chiedendo ufficialmente alla Tesei di allargare la zona rossa a Terni. Non ci fu risposta a quella richiesta: le indicazioni del Cts regionale non vennero recepite e le varianti, come preannunciato dagli stessi esperti, sono arrivate nella Conca.

L’esito di altri 21 tamponi, prelevati il 10 febbraio al Santa Maria e processati subito dopo, hanno infatti riscontrato la presenza di sole varianti, a Terni. A prevalere è la variante inglese, riscontrata nel 70 per cento dei pazienti e anche la paura che la situazione non sia destinata a migliorare. Intanto i commercianti, che sabato scorso hanno perso l’80 per cento degli incassi settimanali, sperano in un provvedimento rapido che riveda le ultime disposizioni della Regione: “Non possono tenerci chiusi, non siamo noi il veicolo del virus” – dice Cristina Ciocchi.

A nome di tutti, come associazione “Terni al centro”, scrivono alla presidente Tesei: “Non siamo disposti a subire ancora, non passeremo un altro sabato come quello un scorso, perché significherebbe rischiare il fallimento! Confidiamo in provvedimenti immediati, a partire da questo fine settimana, altrimenti dovremo cercare soluzioni alternative pur di sopravvivere, anche contravvenendo alle ordinanze”. Quelle dei commercianti ternani non sono minacce, sono parole dettate dalla disperazione. “Abbiamo inviato la lettera domenica sera – spiega Cristina – a seguito di un sabato allucinante, con i negozi chiusi e i giovani ammassati nelle vie e nelle piazze. Oggi è giovedì e ancora non sappiamo nulla»

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