Terni, chiede aiuto a due fratelli calabresi per minacciare un imprenditore: condannati in tre

Terni, chiede aiuto a due fratelli calabresi per minacciare un imprenditore: condannati in tre
di Nicoletta Gigli
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Mercoledì 25 Maggio 2022, 17:12

TERNI - Per “convincere” con le maniere forti il titolare dell’azienda edile che chiedeva l’acconto per i lavori che aveva iniziato in una palazzina a due passi dal centro, l’amministratrice di condominio ha chiesto “aiuto” a due fratelli calabresi.

Una sorta di agguato che, nello studio della donna, una ternana di 50 anni, si è chiuso con la vittima presa a pugni sul volto e sulle tempie dai due fratelli di 33 e 36 anni, che vivono a Terni da anni e al momento del rinvio a giudizio erano in carcere a scontare altre condanne.

Dopo la denuncia della vittima, un ternano di 40 anni, e le indagini della squadra mobile coordinate dal sostituto procuratore, Camilla Coraggio, la vicenda è diventata un processo per tutti e tre, rinviati a giudizio con la pesante accusa di estorsione aggravata.

Ieri i tribunale  collegiale, presieduto da Rosanna Ianniello, giudici Chiara Mastracchio e Francesca Scribano, ha condannato tutti e tre derubricando l’estorsione aggravata in violenza privata. L’amministratrice di condominio è stata condannata a un anno e sei mesi mentre i due fratelli, a causa delle recidive, sono stati condannati a due anni e sei mesi di reclusione ciascuno.

La vicenda risale al settembre del 2019. L’imprenditore edile ternano, che aveva iniziato alcuni lavori di manutenzione nella palazzina su incarico dell’amministratrice di condominio ora condannata, aveva chiesto che gli fosse pagato l’acconto che gli spettava.

La donna non voleva saperne di versare i soldi dovuti e dopo una serie di insistenze l’aveva convocato nel suo ufficio.

Lì si faceva trovare con i due fratelli di origini calabresi, presentati come suoi collaboratori. Mentre lei e l’imprenditore discutevano sul mancato pagamento, con la donna che lo rimproverava per aver coinvolto gli altri condomini, uno dei fratelli gli intimava di firmare la rescissione del contratto e di andar via.

La discussione diventava sempre più accesa e visto che lui si rifiutava di firmare uno dei due fratelli lo avrebbe bloccato chiudendo a chiave la porta, prendendolo a pugni sul viso e costringendolo a scrivere “rescindo il contratto”. Ottenuto il risultato le minacce: “Se mi denunci ti taglio la gola a te e alla tua famiglia”. A rincarare la dose l’altro fratello, che gli ricordava che “questi so' calabresi”.

La vittima andò a denunciare la vicenda in questura, che avviò le indagini fatte anche di intercettazioni telefoniche e ambientali.  Un anno dopo l’avviso di chiusura indagini e poi il via al processo, che si è chiuso ieri con la condanna dei tre.

“Sono soddisfatto per l’esito, anche se auspicavo l’assoluzione. Proporrò appello contro la sentenza”  dice l’avvocato Francesco Mattiangeli, che difende i due fratelli. Il legale dell’amministratrice è Alessio Pressi.

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