Perugia, dalle telecamere la verità sulla morte tra le fiamme della mamma di tre figli

L'incidente mortale di San Nicolò di Celle dove ha perso la vita Mara Ortolani
di Luca Benedetti e Luigi Foglietti
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Sabato 30 Ottobre 2021, 00:32 - Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 13:06

DERUTA Undici chilometri, meno di un quarto d’ora. Solo undici chilometri e mamma Mara avrebbe riabbracciato i suoi tre tesori. Undici minuti che sono stati inghiottiti dal fuoco che ha distrutto i sogni di Mara Ortolani, 33 anni, una famiglia numerosa come piaceva a lei, il negozio di parrucchiera in piazza Mancini a Brufa e la dolcezza dei tre bimbi, un maschietto e due femminucce.
Mara, venerdì notte, a San Nicolò di Celle lungo la Marscianese, ha perso il controllo della sua Dacia Duster bi-fuel ed è finita contro un grosso pino marittimo a pochi metri da una casa di campagna. L’impatto è stato violentissimo, l’auto si è ribaltata ed è diventata una palla di fuoco. Forse per la rottura del serbatoio del Gpl. Nello schianto che ha scheggiato il tronco del vecchio pino.
I sogni di mamma Mara sono finiti lì, a undici chilometri da casa, dai figli, dal marito, dal negozio di parrucchiera da riapre ieri mattina. 
Ieri a Brufa c’erano i fiori davanti alla saracinesca che non si alzerà più. I fiori di chi ha conosciuto Mara, i tre bambini e ha capito il dramma che è iniziato venerdì notte e chissà quando finirà.
Inutile la corsa del 118, dei vigili del fuoco, dei carabinieri. La Dacia Duster era una palla di fuoco. Certo, adesso c’è l’indagine, ci sarà l’autopsia. Passaggi della burocrazia dell’incidente che aggiungeranno dolore al dolore.
«Voglio una famiglia numerosa», aveva confessato più volte a chi andava a farsi i capelli del borgo a due passi da Torgiano. Da pochi anni Mara e la sua famiglia si erano trasferiti lì, ma già tutti le volevamo bene. Come non sorridere a quella mamma che si vedeva sempre con i tre bambini attorno? Sorrisi che venerdì notte sono diventate lacrime difficile da fermare.
Nata ad Assisi a maggio del 1988, gran parte della vita trascorsa a Ponte San Giovanni eppoi la decisione di andare a Brufa e giocarsi l’avventura con il negozio da parrucchiera.
Il dolore corre sul web, dove Mara era parca di interventi, a parte le foto con le sue creature. 
«Ti voglio ricordare così !!!! Con il tuo sorriso e il tuo essere mamma di tre meravigliose creature ! Proteggili sempre». E ancora: «Questa è l immagine che voglio ricordare, la tua allegria ....! La tua voglia di vivere ! Mara Ortolani resterai sempre nel mio cuore!», scrive una delle sue più care amiche. Chi ricorda una cena, chi ricorda l’ultima volta che è andata a negozio.
«Ti ricorderò sempre con il tuo splendido sorriso».
«Io voglio ricordarti così...Ci siamo ritrovate a una serata..Il patto era di farne tante altre insieme..». Ma la promessa è finita a undici chilometri dal suo rifugio e dai sui amori.

LA VERITA' DALLE TELECAMERE

DERUTA Due gli elementi da cui ci si attende una risposta su cosa abbia causato il terribile incidente costato la vita a Mara Ortolani. Le registrazioni video delle telecamere che coprono il percorso, richieste dagli inquirenti e l’autopsia disposta dal magistrato che dovrà verificare lo stato fisico della donna. Ovviamente anche il veicolo è stato sottoposto a sequestro per un possibile esame da farsi sulla carcassa bruciata. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Todi che stanno cercando di capire che cosa sia successo prima dell’impatto fatale sul tronco d’albero che ha tragicamente interrotto il ritorno a casa della donna, e dopo l’urto come sia iniziato l’incendio, infatti, partiranno dalle immagini che sono state richieste al comune di Deruta. Ieri mattina, intanto, i carabinieri sono tornati sul posto per completare i rilievi e rendersi conto anche delle situazioni ambientali, cosa che, appena dopo l’incidente, non è stato possibile verificare per il buio della notte. Certo è che quel tratto di strada, che da Sant’Angelo di Celle porta a San Nicolò di Celle per collegare, attraverso la Marscianese, Deruta con Marsciano e con Perugia, è potenzialmente pericoloso. Perché malgrado sia molto trafficato, in quanto alternativo alla E45, vista l’orografia, invita alla velocità. I filmati diranno se la Dacia guidata dalla trentatreenne in quel tratto è passata troppo veloce. L’eccessiva velocità infatti è tra le probabili cause dell’incidente, tutte al vaglio dei carabinieri. Si può ipotizzare anche un malore, un colpo di sonno, o l’attraversamento improvviso di un animale. Certo è che le condizioni della carcassa bruciata lascerebbero immaginare un impatto molto violento. «Qui le auto corrono troppo – dice un automobilista che transita spesso su quella strada – fanno i controlli, ma evidentemente non bastano perché per fermare quelli che, al volante, si trasformano in piloti da formula uno, non sono sufficienti le multe anche se salate». Non è molto tempo che sulla Marscianese ha perso la vita il diciottenne Alessio Galletti che, in sella al suo scooter, stava rientrando a casa.
Altro elemento che deve far riflettere è l’alta incidenza di morti sulle strade dell’Umbria che, dall’inizio dell’anno alla fine di settembre, avevano già superato la triste quota di 30. Un’altra cosa necessaria, una più frequente manutenzione del manto stradale che in alcuni tratti di quel territorio lascia molto a desiderare. Gobbe, fenditure, avvallamenti rendono quelle strade secondarie che, potenzialmente rappresentano una comodità, un percorso pericoloso.

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