Le voci degli attori che, dopo mesi
di rinvii, animeranno il Morlacchi
con un rivoluzionario Guerra e Pace

Lunedì 3 Maggio 2021 di Michele Bellucci
Le voci degli attori che, dopo mesi di rinvii, animeranno il Morlacchi con un rivoluzionario Guerra e Pace

PERUGIA - “Scrivo queste note molti mesi dopo aver messo l’ultimo punto sull’ultima pagina delle prime due parti di Guerra e Pace nella sua versione teatrale. Tra l’inizio del progetto, la scrittura, le prove, il debutto mancato e ora finalmente realizzato, il mondo ha conosciuto uno dei cigni neri che punteggiano la sua storia e ne cambiano, o meglio accelerano all’improvviso, i processi di cambiamento”. Nelle parole di Letizia Russo, autrice del riadattamento teatrale dei primi due libri di Guerra e Pace per il Teatro Stabile dell’Umbria, la sintesi di quanto sia stato travagliato portare in scena lo spettacolo che nel pomeriggio di domani, martedì 4 maggio, riaccenderà il Teatro Morlacchi di Perugia (ore 15.00). Nel libretto di sala che presto sarà in mano agli spettatori anche alcune chicche riguardo questo allestimento che si preannuncia memorabile: “Useremo per la composizione della scenografia elementi e oggetti ideati e costruiti per altri spettacoli, da Castri a Ronconi; così a questa “festa”, ci sarà anche chi ha creato momenti memorabili di vita in quel luogo, e noi ci attaccheremo con ferocia a quella vita nel tentativo di costruirne un'altra” ha spiegato il regista Andrea Baracco. Altri dettagli curiosi li svela Simone De Angelis, responsabile delle luci: “168 proiettori tra convenzionali ad incandescenza e proiettori motorizzati led, strutture create ad hoc per posizionare i corpi illuminanti nel loggione del teatro, 2.500 metri di linee tra impianto luci e audio, 289 memorie luci per ricreare di volta in volta situazioni ed atmosfere diverse sul palco spoglio e sulla sala svuotata dalle poltrone del teatro Morlacchi che diventa ora campo di battaglia, ora salone di una festa, ora teatro dell’opera, palazzo e giardino, ora la protagonista di un tramonto o di un duello notturno”. Quelli che andranno in scena domani sono i due spettacoli, distinti e autoconclusivi, che verranno poi replicati secondo un calendario disponibile sul sito del Teatro Stabile fino al 30 maggio. La produzione del TSU realizzata con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli vedrà i quattordici attori recitare in platea, ovviamente privata dalle poltrone, mentre gli spettatori assisteranno allo spettacolo dai palchi.

In scena Stefano Fresi, Giordano Agrusta, Caroline Baglioni, Carolina Balucani, Dario Cantarelli, Ilaria Genatiempo, Lucia Lavia, Emiliano Masala, Laurence Mazzoni, Woody Neri (subentrato al posto di Ludovico Rohl), Alessandro Pezzali, Emilia Scarpati Fanetti, Aleph Viola e Oskar Winiarski. Queste alcune loro dichiarazioni raccolte durante l’allestimento dello spettacolo, prima che il debutto previsto ad ottobre venisse rimandato. Caroline Baglioni: «Io penso che la riscoperta del Morlacchi come luogo vivo, e “intimo” per gli attori, perdurerà anche dopo questa pandemia. Un ritorno al passato con una luce totalmente diversa. Io mi auguro che ci saranno altri progetti così pensati»; Carolina Balucani: «Ho un forte senso di responsabilità e sento una grande emozione, so che quel che stiamo facendo in questo momento è davvero importante. Collettivamente ci stiamo facendo portavoce di un manifesto di speranza, il desiderio di festeggiare il teatro nel momento più difficile per il teatro»; Oskar Winiarski: «Guerra e Pace doveva essere uno spettacolo standard, poi è arrivato il lockdown. Quando è giunto qui Andrea (Baracco) la scenografa è stata del tutto rivista, ha dovuto cambiare il suo punto di vista. Questo è stato un passo avanti importante»; Giordano Agrusta: «Il lavoro che si è fatto per preparare lo spettacolo è stato importantissimo. Anche le pause pranzo hanno avuto un valore diverso. Geometricamente le proporzioni sono cambiate, siamo quasi noi a guardare il pubblico anziché il contrario come di consueto e sarà bello vedere cosa succederà una volta alzato il sipario»; Alessandro Pezzali: «Questo Guerra e Pace ha avuto una tempistica d'attesa che gli attori conoscono bene. So che non sarà uno spettacolo che cadrà nel dimenticatoio e per il pubblico sarà come vedere di nuovo il teatro, rinnovato. Sarà come se tutti gli autori che hanno calcato il palco del Morlacchi passassero come fantasmi mentre noi recitiamo. Sento che ribolle questa linfa»; Laurence Mazzoni: «il teatro non sarà del pubblico, ma dello spettacolo. Si instaura una dimensione cinematografica, è lo spettatore che viene a prendersi la scena. In un romanzo enorme come quello di Tolstoj è l'unico modo per far capire tutto a chi guarda»; Lucia Lavia: «Resta comunque uno spettacolo corale, dove facciamo vivere al pubblico anche ciò che solitamente non si vede, come i movimenti di scena. Sarà come assistere a uno spettacolo in un'arena, una cosa nuova e meravigliosa»; Ilaria Genatiempo: «Questa situazione di allerta ci fa chiedere cosa sia migliorato rispetto a prima della pandemia; tutto quel che potrebbe essere ovvio, fa invece nascere domande. C’è uno slittamento rispetto all'ovvio e questa è una possibilità fertile. Facciamo uno sforzo continuo per toglierci dal magma del consueto»; Emilia Scarpati Fanetti: «Se il pubblico si accorge del distanziamento vuol dire che qualcosa non ha funzionato. L'operazione non deve risultare artificiale. In questo Guerra e Pace sono state trovate soluzioni sceniche molto intelligenti, come ad esempio l’utilizzo limitato degli oggetti»; Emiliano Masala: «Credo che questa sia l'essenza del teatro, una vera esperienza condivisa. Noi diamo al pubblico e il pubblico dà a noi; nel caso di “spettacoli evento” come questo, il patto di fedeltà è più grande perché è richiesta una partecipazione. Il teatro che intendo io, anche fosse intrattenimento, richiede partecipazione e consapevolezza»; Dario Cantarelli: «Il nostro desiderio è recitare con il pubblico lì dopo aver tanto provato. Confido nei perugini, una popolazione splendida, e spero di vedere la loro vitalità e un vero e proprio fervore. Mi aspetto molto dal pubblico»; Aleph Viola: «Questa situazione è la più bizzarra che mi sia mai capitata da quando lavoro come attore. Non vogliamo cambiare il mondo ma ci stiamo adattando alle sue regole. Del resto questa storia scorre ancora dentro di noi, perché c’è sempre un Napoleone o un giovane ragazzo che si farebbe uccidere per il proprio zar, basta aprire il giornale per vederlo. Cambia chi è sul piedistallo ma i meccanismi sono gli stessi»; Stefano Fresi: «Sto vivendo dentro il teatro e sento l'anima dei grandi attori e drammaturghi che ci sono passati. Questo mi fa sentire una grande responsabilità. Al pubblico dico "quando ti ricapiterà una cosa del genere?". Il teatro senza sedie, uno spettacolo da guardare dall'alto dove spettatori saranno intorno agli attori. La considero un'occasione unica».

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