Tardani, sindaca di Orvieto: «Body shaming e insulti, contro le donne anche la violenza delle parole»

Tardani, sindaca di Orvieto: «Body shaming e insulti, contro le donne anche la violenza delle parole»
di Monica Riccio
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Venerdì 25 Novembre 2022, 10:20 - Ultimo aggiornamento: 10:21

ORVIETO Non si atteggia a vittima ma non accetta nemmeno che certe cose passino sotto silenzio. Cose a cui non esita a dare il nome di violenza. Roberta Tardani, sindaca di Orvieto, una storia politica che, per anni, l'ha vista all'opposizione, e ora alla guida del Comune, parla chiaramente: «Esistono tanti modi di far violenza sulle donne. C'è la violenza fisica, un reato deprecabile da condannare senza se e senza ma, c'è la violenza psicologica, subdola e lacerante, e c'è la violenza verbale, diffusa e vigliacca, spesso perpetrata sui social».

E la sindaca non si nasconde: anche lei non viene risparmiata dall'odio, soprattutto social. «Nel mio piccolo, da tre anni a questa parte, mi accorgo quotidianamente di quali siano i vergognosi atteggiamenti ancora troppo diffusi verso le donne che occupano ruoli e incarichi tradizionalmente ricoperti da uomini». Una storia cominciata poco dopo aver indossato la fascia tricolore: «Le battute e le allusioni sono diventate, per qualcuno che evidentemente non ha altri argomenti, l'unico modo per fare battaglia politica. Sono stata sbeffeggiata per mesi, anche da donne e alcune delle quali con ruoli politici, anche per il titolo del vostro giornale che parlava dei sorrisi con cui avevamo affrontato il post Covid che era peraltro la sintesi giornalistica dell'ottimismo e della fiducia con cui volevamo guardare alla ripresa. Quelle donne sono le stesse che poi scendono in piazza quando a essere bersagli sono esponenti della loro parte politica».

Una situazione amara, anche perchè le offese non riguardano la sua attività politica ma, tra l'altro, l'aspetto fisico o il modo di vestirsi. E qualcuno sarebbe arrivato anche a nascondersi dietro un falso profilo facebook per prendere di mira la prima cittadina. «Alle critiche politiche sono abituata e sono assolutamente pronta a difendere le scelte fatte e ribattere a qualunque contestazione. Le critiche personali invece mi lasciano veramente disarmata, senza parole. Dovrei rispondere agli insulti con gli insulti? No, non sono abituata a questo tipo di atteggiamenti». E lei, che non ha mai amato le quote rosa, ammette, però, che per le donne la strada dell'affermazione è irta di curve. «Verso le donne c'è sempre una sorta di pregiudizio sull'incapacità a occuparsi di ruoli tradizionalmente ricoperti dagli uomini. E secondo questo pensiero, dietro una donna che ha ruoli di responsabilità ci deve essere per forza qualcuno che la guida e la indirizza». Stereotipi. Difficile cambiare questo contesto culturale, ma non impossibile. Magari denunciando gli atteggiamenti violenti con il sorriso.

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