Esame Suarez, le telefonate dell'uruguaiano con Nedved e Agnelli

Luis Suarez a Perugia per l'esame di lingua italiana
di Egle Priolo
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Lunedì 15 Marzo 2021, 18:23

PERUGIA - «Agnelli mi disse che con il calcio non si possono mai fare programmi certi. Con Agnelli non avevo parlato prima di allora». A raccontarlo alla procura di Perugia è Luis Suarez nel corso dell'audizione come persona informata sui fatti in cui, lo scorso 18 dicembre, ha dato la sua versione sull'esame «farsa» per ottenere la certificazione di italiano necessaria alla cittadinanza utile (inizialmente) per poter giocare nella Juventus, per cui ora sono indagati vertici dell'Università per stranieri di Perugia e manager e avvocati del club bianconero.

«Mi ha passato l'esame». Luis Suarez incastra la prof dell'Università per stranieri

Anche se proprio Suarez ha confermato ai pm di aver saputo che la trattativa – con il passaggio dal Barcellona alla Juve - non fosse andata in porto già prima dell'esame, tenuto il 17 settembre. «Quando ha saputo che l'accordo con la Juventus stava venendo meno?», chiedono i sostituti procuratori Abbritti e Mocetti. «Quando io stavo già studiando – risponde il bomber ora all'Atletico Madrid, come si legge nel verbale di interrogatorio -, già sapevo che non sarei più andato alla Juventus». Suarez dice di non ricordare come lo seppe ma «il mio avvocato aveva parlato con Parativi e aveva saputo che era difficile ottenere la cittadinanza. Allora ho preso la decisione di proseguire comunque la pratica per ottenere il passaporto. Non ricordo la data esatta in cui l'ho saputo, ma era durante le lezioni».
Durante quelle lezioni online tenute da Stefania Spina - attualmente sospesa dall'incarico per otto mesi e per cui è stata richiesta una proroga delle indagini -, che secondo la procura non si sono svolte correttamente, con tanto di pdf delle possibili domande inviate prima della prova. Ma proprio su quelle «domande su quello che avrebbero potuto chiedere in sede di esame» si baserà la battaglia tra accusa e difesa se mai si dovesse arrivare al processo, in attesa ancora della chiusura delle indagini e quindi ancora lontani pure dalla richiesta di rinvio a giudizio. La procura infatti contesta la rivelazione di segreti di ufficio, la difesa della «prof. Stefania» con l'avvocato David Brunelli invece è convinta della bontà dell'operato dell'insegnante, che avrebbe mandato una serie di immagini e domande ma che facevano parte del programma. «Mi mandava sempre delle mail con quello che facevamo a lezione e che dovevo studiare», ha spiegato l'attaccante uruguagio. Parole ambigue, che possono fare la differenza tra reato e leggerezza.

Appunto fino ai giorni precedenti il 16 settembre, quando la Spina dice a una terza persona che fino al 14 Suarez si «diceva contento di venire a Torino per vincere la Champions», come riassumono i pm. E proprio il 16 la professoressa riferisce a un'amica che il campione «era triste per il fallimento della trattativa». Il resto è storia nota, Suarez resterà a giocare in Spagna, ma lo stesso giorno dell'esame è Fabio Paratici, manager della Juventus indagato per false dichiarazioni, a chiamarlo. «Mi chiamò quando ero in aeroporto – così conclude il fuoriclasse la sua audizione – per dirmi che avevo fatto la scelta migliore per la mia famiglia». Nel frattempo ci erano stati contatti con il vicepresidente bianconero Pavel Nedved «per l'aspetto sportivo», mentre un paio di giorni dopo il rientro da Perugia arriva la telefonata di Andrea Agnelli «che mi ha ringraziato per lo sforzo che avevo fatto per liberarmi dal Barcellona». Il presidente disse che «era dispiaciuto che la trattativa non era andata a buon fine e mi ringraziava per quanto avevo fatto per facilitare la trattativa, anche forzando i rapporti con il Barcellona»

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