Su auto e moto d'epoca l'ombra di
nuove tasse. Collezionisti in allerta

Giovedì 2 Novembre 2017 di Ruggero Campi
Giovedì scorso a Padova è stato tagliato il nastro della trentesima edizione della mostra mercato specifica del settore del motorismo storico. Migliaia di espositori con oltre 4.000 auto e moto in vetrina e naturalmente in vendita. Di tutte le “età” e di tutte le tipologie, oltre alla miriade di pezzi di ricambio, compresi motori interi e oggetti vintage. Come emerso nel corso dei saluti che hanno preceduto l’inaugurazione, rappresentare l’appuntamento di Padova solo come una mostra con l’occasione dello scambio è riduttivo e fuorviante. Padova, con la dovuta progressività, è divenuta nel corso dei 30 anni uno dei principali punti di riferimento dei collezionisti ed operatori del settore.

Il Presidente di ACI, Angelo Sticchi Damiani, nel sottolineare la centralità della passione non ha trascurato la necessità che il collezionismo delle auto e moto sia adeguatamente regolamentato per evitare che solo l’età possa essere assunta quale parametro qualificante. In buona sostanza, è quanto mai necessario che la storicità sia la risultante di un processo di valutazione obiettivo e professionale, ed in tal senso va letta l’annunciata collaborazione tra ACI Storico e RIAR (Registro Italiano Alfa Romeo): un’intesa a tutto vantaggio degli estimatori e cultori del motorismo di altri tempi, ma anche a salvaguardia del patrimonio motoristico italiano. Tornando a lei, la grande mostra, a molti non è sfuggita la divergenza tra prezzo e valore dei bellissimi oggetti in vendita. Nel senso che non è mancato l’imbarazzo rispetto ad alcune richieste, una così grande differenza che, nel rispetto della legge della domanda e dell’offerta, non trova assolutamente giustificazione nell’andamento del mercato, non solo italiano.

Ormai, infatti, non sono più rari i casi in cui tante belle automobili restano invendute alle aste anche internazionali. Se, dunque, una critica si può fare alla splendida rassegna di Padova è da ricercarsi nel marcato disallineamento tra valore e prezzo, nel senso che quest’ultimo è apparso fuori luogo - scusate - fuori mercato, a volte più del doppio. Girando tra i padiglioni non ho potuto non prestare l’orecchio al chiacchiericcio misto a grande preoccupazione e timore suscitato dalla previsione che ha fatto capolino nella Legge di Bilancio 2018 riguardante l’ipotesi delle tassazione degli oggetti di arte, d’antiquariato e da collezione e, ove tra questi rientrassero anche auto e moto d’epoca, sarebbe una vera e propria mazzata per il collezionista privato, con il rischio classico di alimentare ancora di più la propensione alla evasione. Ad essere sinceri e senza farsi intimorire dagli annunci, è bene ricordare che a scongiurare qualsiasi ipotesi di evasione esiste già una norma nell’ambito del Testo Unico delle imposte sui redditi, l’articolo 67, comma primo, lettera i) nell’ambito del quale - in forma residuale - costituisce ricchezza tassabile anche il reddito derivante da attività commerciali, non esercitate abitualmente.

In altre parole, colui che dietro il paravento dello status di collezionista di auto pone in essere operazioni ripetute di acquisto e vendita già dovrebbe sottoporre a tassazione i redditi pur in mancanza della abitualità. Ora non sia mai che per rimediare alla oggettiva difficoltà di ricostruire l’esistenza di un reddito diverso sui beni da collezione e stanare i furbetti, si aggiri l’ostacolo introducendo nel sistema tributario italiano (già tanto martoriato) forme di tassazioni generiche e, peggio ancora, di massa. Così facendo, come è già avvenuto in altre occasioni, si raggiungerà il solito effetto opposto, cosìcchè i furbi realizzeranno i loro scambi in altri Paesi a fiscalità privilegiata e gli onesti (i veri cultori dell’oggetto da collezione) verranno spolpati e prima ancora indotti a dismettere in fretta e furia il loro tanto amato tesoretto. Chissà come andrà a finire, nel frattempo sembra che le auto d’epoca ne siano fuori, ma questo non è una ragione per essere contenti: è il principio che è sbagliato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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