Acqua, frutta e gioielli guidano la top ten dei rincari

Acqua, frutta e gioielli guidano la top ten dei rincari
di Fabio Nucci
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Giovedì 18 Giugno 2020, 07:36 - Ultimo aggiornamento: 07:46

PERUGIA - Con un aumento dell’indice generale dei prezzi al consumo dello 0,4% annuale, il capoluogo di regione resta tra le maglie nere delle città italiane nelle rilevazioni Istat. Il record dei rincari va alle bollette idriche le cui tariffe in un anno sono salite del 34,2%. Sui bilanci delle famiglie, hanno pesato anche i rincari degli alimenti per bambini (+13,1%), frutta (+10,8%) e biancheria (+10,2%). «Abbiamo segnalato anomalie sui prezzi sin da marzo – osserva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – aumenti importanti che sono proseguiti nei mesi successivi: un trend che l’Istat ha ben fotografato».
Nel report Prezzi al consumo – Maggio 2020, Perugia è indicata tra le tre città italiane con “inflazione più elevata”, in terza posizione, dopo Napoli (+0,7%) e Palermo (+0,5%). E andando ad analizzare l’andamento annuale, nel report dettagliato fornito dall’ufficio statistica del Comune, si scopre che la voce che è cresciuta di più in un anno riguarda la “fornitura acqua”, contenuta nel capitolo Abitazione. Aggregato che racchiude tutte le spese domestiche relative alla casa, dall’energia alle manutenzioni, che nel complesso ha registrato una riduzione del 4%.
Impennata annuale anche dei preziosi, con la “gioielleria” che segna un +33,6% (+7,4% mensile), le rette delle mense (+25,1%) e gli alimenti per bambini, i cui prezzi rispetto a maggio 2019 sono cresciuti del 13,1%. A seguire frutta e verdura fresca che segnano rincari medi annui compresi tra il 10 e il 9 per cento. «Sono dati che ci preoccupano perché rischiano di gravare sulla spesa quotidiana delle famiglie: non parlo degli indigenti, ma della fascia media che sta incontrando serie difficoltà», aggiunge la presidente Falcinelli. «Non si tratta di una situazione solo umbra, visto che fenomeni di rincari sono stati segnalati anche in Sicilia o a Trieste. Servono maggiori controlli, per evitare che le tensioni su prezzi e tariffe ricadano sull’ultimo anello della catena che spesso è anche il più debole. Capiamo che si sostengono maggiori costi per la sicurezza e la sanificazione, ma non è pensabile che ricadano sul consumatore».
Nel confronto con i livelli del mese di aprile, aumenti superiori al 7% per di telefonia fissa e gioielleria; superiori al 5% per affitto garage e posti auto, manutenzioni degli impianti di riscaldamento. Durante il lockdown, sono aumentati (del 3% circa mensile) anche i prezzi della cancelleria, frutta fresca, frutti di mare surgelati, burro, piccoli elettrodomestici e frutta fresca. «Certi prezzi di frutta e verdura a nostro avviso non sempre sono giustificati». Un segnale poco confortante in vista della bella stagione. «Dal 18 maggio abbiamo notato rincari su molti versanti, dal caffè espresso al bar al parrucchiere, e con l’estate, prevediamo purtroppo altri rincari, ad esempio su case vacanze e noleggio sdraie/ombrelloni, e non credo che siano tutti dovuti. Temiamo possano scattare speculazioni a vari livelli e su questo invitiamo i consumatori a vigilare e segnalare».

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