Sollecito incredulo: «Davvero è finita?». La Knox vuole chiedere il risarcimento

Sollecito incredulo: «Davvero è finita?». La Knox vuole chiedere il risarcimento
di Nino Cirillo
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Sabato 28 Marzo 2015, 06:19 - Ultimo aggiornamento: 08:28

ROMA - Laggiù, nella villetta di via Carrara a Bisceglie, sono scoppiati tutti in lacrime. Il padre Francesco, la sorella Vanessa e lui, Raffaele Sollecito, che prima ancora di poter parlare con i suoi avvocati aveva ricevuto la notizia da un paio di giornalisti.

All'inizio non ci credeva: «E' finita davvero?». C'è voluta tutta la pazienza dell'avvocato Bongiorno per spiegargli, in mezzo a una ressa furibonda di telecamere, che sì, era finita davvero: «Sentenza annullata senza rinvio, Raffaele. E non ti preoccupare, più tardi ti chiamo...». Lui è riuscito a sussurrarle: «Sono immensamente felice, finalmente posso riprendermi la mia vita».

Avrebbe voluto esserci, Sollecito, alla lettura della sentenza aveva insistito fino all'ultimo, fino a quando i giudici non si sono riuniti in Camera di Consiglio: «Ho partecipato a tutte le udienze, perché dovrei andarmene proprio ora?». Ma Giulia Bongiorno, il suo avvocato, non aveva voluto sentir ragioni: «Non ha senso che tu resti qui, non te lo meriti...». E così, poco dopo mezzogiorno, Raffaele se ne era andato, lui e la sua Greta, da piazza Cavour diretti chissà dove, ma discretamente tenuti d'occhio da un'altra vettura, quasi sicuramente agenti in borghese. In Puglia, secondo una voce che s'è subito diffusa, a casa insomma, oppure a trovare un po' di tranquillità «da queste parti, nel Lazio», come invece ha provato a depistare a metà pomeriggio lo stesso avvocato Bongiorno. A sera la conferma: era a Bisceglie, nella villetta di famiglia.

«DUE CAPITOLI DIVERSI»

Lo hanno visto abbandonare Roma sereno in volto, come serena è sembrata la sua unica dichiarazione ufficiale della giornata ormai a poche ore dalla conclusione del suo quinto processo: «A questo punto è stato detto tutto, non c'è altro da dire. È chiarissima l'esposizione dei fatti e delle prove contro il teorema dell'accusa. Due capitoli completamente diversi». Ha retto poco l'idea, o meglio l'insinuazione, che scappando via da Roma Sollecito volesse solo sfuggire all'onta di un plateale arresto in aula. La procedura prevede che possano trascorrere, al limite, anche due settimane prima dell'esecuzione dell'ordine di custodia, e comunque «non meno di tre, quattro giorni», sempre a voler seguire i ragionamenti dell'avvocato Bongiorno. Passavano le ore, intanto, e il suo account di facebook si riempiva di messaggi di solidarietà. Da Petra: «Buona fortuna per oggi». O da Stacy: «Ti ho visto in tv questa mattina e il mio cuore si spezza solo per voi». L'ultima traccia di Sollecito, invece, risale a giovedì, quando ha voluto ringraziare tutti quelli che si erano ricordati del suo trentunesimo compleanno: «Pieno di speranze per un futuro migliore per me, per tutte le persone costrette a vivere nell'attesa di liberarsi di un incubo».

ORE PICCOLE A SEATTLE

La stessa attesa di Amanda Knox dall'altra parte del mondo, sulla costa pacifica degli Stati Uniti. Ad ascoltare i racconti dei vicini, a Seattle, Amanda avrebbe trascorso la sera prima della sentenza nella casa di famiglia, circondata da amici e parenti, organizzando una festa «e fino a tardi». Alla notizia giunta da Roma, ieri sera, si è dichiarata «grata e sollevata». E mentre l'Italia intera tornava a interrogarsi sull'ipotesi di un'estradizione, sui trattati che ci legano agli Stati Uniti -l'ultimo siglato nove anni fa-, a Seattle siti, giornali e televisioni martellavano con la loro campagna innocentista. «Malgrado il caso di omicidio che pende sulla sua testa -scrivono da laggiù-, Amanda Knox sta provando a condurre una vita normale». Ora potrà davvero ricominciare, addirittura con una nuova battaglia: il suo avvocato Carlo Dalla Vedova ha annunciato una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione.