Sindacati della scuola in sciopero: tante le incognite per la ripresa a settembre

manifestanti CGIL, CISL, UIL, SNALS e GILDA in sciopero
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Lunedì 8 Giugno 2020, 18:52 - Ultimo aggiornamento: 23:30

Anche a Terni, in linea con lo sciopero indetto, per l’intera giornata, dal comparto istruzione a livello nazionale, le sezioni scuola di CGIL, CISL, UIL, SNALS e GILDA oggi sono scese in piazza per manifestare la preoccupazione di professori, studenti e famiglie per il ritorno in classe dopo pausa estiva: poco rassicurati dall’approvazione del Decreto Legge sulla scuola da parte del governo nazionale, allarmati per le tante incognite che avvolgono la ripresa delle attività didattiche a settembre, tra proposte ancora in fase di elaborazione e poche certezze, pur nelle difficoltà del periodo, i sindacati hanno ritenuto necessario manifestare il proprio dissenso. La situazione umbra, e quella della provincia di Terni, nonostante la professionalità con cui tutto il personale scolastico ha affrontato la crisi epidemiologica, presenta, infatti, notevoli incertezze: l’anno scolastico in corso ha ripresentato le problematiche storiche, in termini di edilizia scolastica e spazi carenti, a cui si sono aggiunte le difficoltà a reperire i supplenti, per i quali le segreterie hanno dovuto spesso ricorrere alle liste MAD, docenti non inseriti nelle graduatorie d’istituto ma che hanno dato disponibilità. I rappresentanti delle sigle sindacali in sciopero e i manifestanti si sono dati appuntamento alle 10 a Largo Don Minzoni per un simbolico presidio, con un numero contingentato di partecipanti, nel rispetto delle norme precauzionali imposte in questa fase per le manifestazioni pubbliche. Tra bandiere sventolanti e mascherine, insegnanti e genitori hanno voluto rappresentare, nel modo in cui oggi è possibile, tutto il loro disagio per un anno scolastico che volge al termine, condotto in modalità di didattica a distanza dal marzo scorso, dopo la sospensione delle attività per l’emergenza sanitaria del covid-19. In apertura, Lucia Marinelli, segretario provinciale della UIL scuola, ha letto una lettera aperta e condivisa con le altre sigle: «vogliamo tutti ritrovarci a settembre e ricostruire una vicinanza che è la bellezza del nostro lavoro. Sappiamo che dovremo farlo rispettando regole di comportamento indispensabili, ma senza dover ricorrere a soluzioni che risulterebbero penalizzanti sia per chi studia, sia per le famiglie. Non vogliamo una scuola a metà: servono decisioni urgenti che assicurino il più possibile le attività in presenza, in modo compatibile con le regole imposte dall’emergenza: interventi di edilizia scolastica, per reperire spazi, e un aumento del personale». A rinforzare queste richieste sindacali si è unita la voce di Marco Vulcano, segretario provinciale della FLC CGIL: «Il ministero in questi mesi ha rifiutato qualsiasi tavolo di confronto. Ci troviamo invece oggi davanti ad un’occasione straordinaria: rimettere il mondo scolastico al centro. Priorità del governo deve essere quella di investire sulla scuola, affrontando in modo efficace la situazione dei precari, per far ripartire il paese». Presente in piazza anche qualche insegnante che, a scadenza di contratto, sarà licenziato, senza ad oggi avere certezza sulle procedure di assunzione: «sono qui perché è triste – afferma uno di questi – che lo Stato ci sfrutti ogni anno per coprire le cattedre vacanti e poi non investa risorse sufficienti per garantire la nostra stabilizzazione: dopo aver acquisito specializzazioni e aver svolto anni di servizio, in cui abbiamo dimostrato di avere i requisiti per lavorare, ci sentiamo trattati in modo ingiusto».

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