Sgarbi si sbilancia: «Forse un Caravaggio ad Arrone»

Giovedì 26 Novembre 2020 di Vanna Ugolini

ARRONE Se non è Caravaggio «è la scuola caravaggesca. Ma voglio venire a vederlo di persona, anche alla fine del mese, se sarà possibile, per poter valutare con attenzione un particolare». Il critico d'arte, Vittorio Sgarbi, coinvolto dallo storico dell'arte arronese Alvaro Caponi, chiama il sindaco Fabio Di Gioia e gli promette una visita ad Arrone prima delle feste di Natale per vedere il dipinto della chiesa di Santa Maria Assunta.

Sul quel dipinto, da mesi, si è scatenata una sorta di guerra per stabilire con certezza chi sia l'autore. «Mi ha detto - spiega Di Gioia - che conosce il ritratto, che è un'opera bellissima e che si farà carico lui di restaurarla. L'unica cosa che chiede in cambio è che l'opera sia esposta ad Amelia, nel marzo prossimo, nell'ambito di una mostra che sta organizzando». Tra l'altro Sgarbi ha ricevuto un nuovo incarico, come responsabile nazionale per la Valorizzazione dei beni storici e culturali di Anci Associazione Nazionale Comuni Italiani, alla quale aderiscono 7041 comuni su tutto il territorio nazionale. La nomina è stata voluta dal Presidente nazionale dell'associazione Antonio Decaro, sindaco Pd di Bari. Proprio nell'ambito degli incarichi e delle potenzialità di questa nomina ci sarebbe la possibilità di trovare i fondi per il restauro.
Sgarbi, ha spiegato il primo cittadino di Arrone, «non ha voluto esprimersi sull'attribuzione dell'opera. E' convinto che sia sicuramente della scuola caravaggesca ma, parlando con lo storico dell'arte Alvaro Caponi, ha colto un particolare che vuole vedere di persona. Potrebbero esserci delle sorprese».

Caponi, tra l'altro, ha trovato poche settimane fa, una sorta di documento di identità che mancava all'opera, all'Archivio Vescovile di Spoleto. Si tratta di un foglio a firma del vescovo di Spoleto Lascaris, che recita: «durante la visita pastorale del 30 ottobre del 1712 nella chiesa di Santa Maria Assunta di Arrone il vescovo Carlo Giacinto Lascaris (1653-1727, ndr) dell'ordine dei frati predicatori domenicani, afferma che sull'altare maggiore della chiesa è presente, oltre alle reliquie della Santissima Croce, anche la Cena in Emmaus dipinta da Michelangelo da Caravaggio». Un documento che non ha ancora convinto i critici più scettici ma che, sicuramente, ha alzato il livello dell'attenzione su questo dipinto. Tanto che altri storici dell'arte, soprattutto in Toscana, si sono messi alla ricerca di fonti e di documentazione che possa contribuire a dare una definizione certa della paternità dell'opera. «Appena il vescovo starà meglio - ha detto il sindaco Di Gioia - metteremo in atto tutto quello che è necessario per la valorizzazione dell'opera».

Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA