Sesso virtuale con i ragazzini, il prete accusato di prostituzione resta in carcere. Cosa succede alla parrocchia

Sesso virtuale con i ragazzini, il prete accusato di prostituzione resta in carcere. Cosa succede alla parrocchia
di Egle Priolo
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Mercoledì 18 Agosto 2021, 08:04

PERUGIA - Don Vincenzo Esposito resta in carcere. La richiesta di scarcerazione per il prete di San Feliciano accusato di prostituzione minorile aggravata, infatti, è stata respinta dal giudice per le indagini preliminari di Palermo.

Notizia confermata dal suo legale, l'avvocato Renato Vazzana che solo pochi giorni fa aveva avanzato la richiesta puntando sulle condizioni di salute del religioso che avrebbero impedito il reato, le «condotte estorsive» messe in atto dai ragazzini, ma pure convinzioni sbagliate sulla loro età. Motivazioni che però il gip ha rigettato, anche se – sottolinea l'avvocato – per motivi di ferie non si è trattato del giudice “titolare” ma del sostituto. «Chiederemo adesso che don Vincenzo sia interrogato», annuncia Vazzana, convinto di poter dimostrare l'innocenza del suo assistito o quanto meno di ridimensionare le accuse a suo carico. E a quel punto avanzare nuovamente la richiesta per «una misura diversa e meno afflittiva della custodia cautelare in carcere», con il religioso ristretto attualmente a Spoleto, dopo che i carabinieri lo hanno portato via dalla casa di San Feliciano. E mentre la sua abitazione è stata anche visitata dai ladri – con tanto di indagine di carabinieri e procura -, intanto il prete (già frate a Termini Imerese) non è stato sospeso. «Né dalla Curia né dal Vaticano sono arrivate decisioni in questo senso – conferma l'avvocato Vazzana -. Evidentemente in attesa dei prossimi risvolti del procedimento». La diocesi, intanto, assicura la prosecuzione dell'attività ordinaria della parrocchia, legata soprattutto alla messe, con l'impegno di altri preti della zona.

LA BATTAGLIA
Nel frattempo, don Vincenzo e il suo legale limano la difesa, offrendo intanto la soluzione dell'applicazione «del braccialetto elettronico e privazione di ogni strumento elettronico, ovvero il collocamento in altra struttura ove lo stesso possa essere privato di qualunque mezzo astrattamente idoneo alla reiterazione delle condotte contestate». Condotte, come detto, che comunque la difesa è già pronta a smontare, affermando non solo come le condizioni di salute del prete costituiscano un impedimento alla realizzazione del reato, ma puntando soprattutto alle minacce di denuncia portate avanti da uno dei ragazzini di Termini Imerese con i quali – è l'accusa – il prete avrebbe intrattenuto videochiamate a sfondo sessuale. «Mi mandi 50 euro che non denuncio nessuno», è una delle telefonate che il legale riporta a sostegno della propria tesi. A cui si aggiungeva la precisazione – nella prima richiesta di scarcerazione - che «le allusioni alla sfera sessuale, oggetto delle conversazioni captate, non possono essere idonee a individuare il contenuto delle videochiamate». Per quanto, infine, riguarda i soldi che secondo gli inquirenti don Vincenzo avrebbe potuto prendere dalle offerte dei fedeli per pagare i ragazzini (e anche la mamma di uno di loro, finita ai domiciliari), Vazzana sottolinea come il prete «abbia sempre aiutato queste e tante altre famiglie disagiate di Termini Imerese a pagare le bollette ed a far fronte alle spese familiari, senza aver mai chiesto nulla in cambio». A breve sono attese novità.

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