Sara a 10 anni taglia i capelli per la prima volta: «Ci faccio una parrucca per le bimbe col tumore»

Sara a 10 anni taglia i capelli per la prima volta: «Ci faccio una parrucca per le bimbe col tumore»
di Egle Priolo
4 Minuti di Lettura
Martedì 17 Maggio 2022, 09:50

PERUGIA - «Mamma, ma io poi la posso conoscere la bambina che avrà i miei capelli?». Sara non ha neanche dieci anni ma già un cuore grande così. Ha capelli biondo miele, con le meches naturali che brillano al sole e al suo sorriso furbetto. E da quando è nata non li ha mai tagliati. Una spuntata alle doppie punte, ma niente di più. Perché le principesse hanno tutte i capelli lunghi. Convinta e determinata per quasi dieci anni. Fino a quando non ha saputo di poter fare un regalo alle bimbe come lei ma malate di tumore. Ne ha parlato con la mamma Claudia e un appello su Facebook ha fatto il resto: sabato è andata dalla parrucchiera e la sua lunga treccia come Rapunzel adesso salverà dal disagio chi ha perso i capelli per la chemioterapia.

L'APPELLO SUI SOCIAL
È una storia bella e dolce, inaspettata e forte nella sua semplicità, quella che arriva da Perugia e che ha messo in moto un circolo virtuoso che si spera possa convincere in tante a fare un regalo enorme con un piccolissimo sforzo di coraggio. Come quello di Sara Ciancaleoni, la chioma di una principessa delle favole e la forza di una leonessa, che rinuncia alla sua criniera per aiutare chi è stato meno fortunato di lei. «Con Sara – racconta la mamma Claudia Bevilacqua – stavamo scherzando sulla possibilità di vendere i suoi lunghissimi capelli se mai li avesse voluti tagliare. Ho fatto una domanda su un gruppo Facebook, chiedendo informazioni e le risposte ci hanno aperto un mondo. Ci hanno offerto anche soldi, ma quando è venuta fuori la possibilità di donarli per farne parrucche per i malati oncologici, di regalarli a bambini che non li hanno per colpa di un tumore, lei ha capito l'importanza della cosa. E ha deciso da sola. Si è innamorata di questa idea, mi ha chiesto se fosse possibile conoscere chi avrebbe ottenuto la parrucca e io, anche spaventata che si potesse pentire della scelta, le ho risposto di sperare che non servano mai a nessuno». «E tra le tante persone che mi hanno contattato sui social – prosegue Claudia – ho scelto Barbara Gorelli, una parrucchiera di Ellera di Corciano. Lei lo fa gratuitamente, ha un accordo con la Carbonari Group che poi invia le trecce alla Banca dei capelli di Bari, associazione che trasforma le trecce in parrucche naturali che poi regala ai malati oncologici che ne facciano richiesta».
IL PERCORSO
Insomma, un viaggio nella solidarietà, che parte dal coraggio di una bimba che rinuncia a quasi mezzo metro di capelli, passa per l'Umbria e la Puglia per poi tornare sotto forma di dono a chiunque ne faccia richiesta da tutta Italia. E si parla di coraggio perché le persone che hanno avuto lo slancio di Sara sono davvero poche. «Ho dato la mia disponibilità per questo servizio a marzo – conferma Barbara Goretti – ma Sara è stata la mia prima “treccia”. Un impegno minimo ma davvero grande. Le regole? Si devono tagliare almeno 25 centimetri e con lei siamo arrivati addirittura a 37. I capelli possono essere anche colorati, ma di una sola tonalità e comunque non decolorati. Poi io consegno la treccia alla Carbonari che la invia alla Banca dei capelli, che la tratta e la trasforma in una parrucca. Che a differenza di quella artificiale si può phonare, piastrare e quindi acconciare come si vuole, senza correre il rischio di rovinarla o essere costretti ad asciugarla al sole». Trasformando così il disagio di chi ha perso i capelli per le cure, necessarie ma aggressive, in una visione di se stesso più “normale”. Per curare la malattia senza la vergogna, non necessaria ma comprensibile, di una testa rasata.

«PENSIAMO ANCHE AI BAMBINI»
«Bambine e donne, sì, ma anche bimbi maschi – spiega Linda Carbonari, tra i titolari della Carbonari Group – pensiamo pure a loro. Noi siamo partner della Banca dei capelli, con la sede ad Acquaviva delle Fonti, dal 2017 e attraverso i nostri rappresentanti una volta al mese ci occupiamo gratuitamente della spedizione delle trecce: le parrucche – sempre gratis – poi vengono spedite a chi ne fa richiesta, attestando la perdita di capelli per una patologia neoplastica. Perché lo facciamo? Pensiamo non sia uno sforzo grande per fare invece una cosa immensa». Per curare, insomma, la persona e non solo la malattia. «Anche noi contro il cancro ci mettiamo la testa», chiude Linda. E forse dovrebbero metterla in tanti: non costa nulla, ma serve tanto. Seguendo l'esempio di una bambina che ha gettato dalla torre la sua treccia in cambio solo di un sorriso sconosciuto.

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