Sangemini, l'assessore Fatale: «La crisi aziendale non evolve positivamente»

Sangemini, l'assessore Fatale: «La crisi aziendale non evolve positivamente»
di Lor. Pul.
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Martedì 9 Novembre 2021, 20:56

«La situazione di crisi aziendale della Sangemini SpA non evolve positivamente e lascia ancora insoddisfatti le parti sociali e le amministrazioni interessate».

Così l'assessore con delega allo sviluppo economico del Comune di Terni, Stefano Fatale, nella risposta scritta all'interrogazione presentata dalle minoranze sulla situazione di stallo della Sangemini-Amerino. «Ad oggi - aggiunge l'assessore - non ci sono stati risvolti positivi e siamo in attesa di un incontro con il Mise per la valutazione di quanto previsto nel concordato preventivo». Nel marzo 2020 Acque Minerali d’Italia aveva richiesto la procedura di concordato preventivo che deve ancora essere valutata sostenibile dal Tribunale di Milano. Il piano industriale da più parti viene definito debole, privo di fondi per gli investimenti utili a riattivare a pieno regime le fasi produttive.

«Quali interventi sono stati messi in campo per tutelare i lavoratori e il futuro produttivo della Sangemini, quali i progetti e le azioni previste nel prossimo futuro e quali le interlocuzioni a livello regionale relative alla vertenza?» avevano chiesto le minoranze nella loro interrogazione. I lavoratori del gruppo sono circa 370, di cui negli stabilimenti ternani 85 attualmente in cassa integrazione covid. «La proprietà è in attesa delle decisioni del Tribunale Fallimentare di Milano - la risposta di Fatale - e nel frattempo non concede aperture per capire se ci sono progetti commerciali e di investimento per il rilancio dell'azienda. Sappiamo che lo stesso Tribunale di Milano non si esprimerà prima della fine di gennaio 2022. Il piano industriale siglato dalla proprietà prevedeva un investimento complessivo di 19 milioni di euro, da finalizzare nel periodo 2018-2021 per l'innovazione tecnologica degli impianti produttivi in oggetto, in modo da poter garantire la competitività di mercato».

Fatale aggiunge che «nel piano di rientro non vi è traccia di queste considerazioni e proposte finanziarie per l'ammodernamento degli impianti. Di contro, si evidenzia che in questo piano viene definita l'esatta consistenza degli esuberi delle risorse umane occupate negli stabilimenti di Sangemini ed Amerino che andranno perciò a depauperare in modo estremamente preoccupante il livello occupazionale locale senza prospettive future certe per gli stabilimenti che diventeranno sempre più obsoleti e senza un mercato per le loro produzioni. Dalle considerazioni sopra esposte discende la concreta preoccupazione delle amministrazioni dei Comuni del territorio per il piano di rientro, attualmente depositato al Tribunale di Milano, poiché prende in considerazione solo il soddisfacimento della situazione debitoria della società AMI Spa ma non è in grado di garantire la rinascita e la successiva continuità, come prevede la procedura in questione, di quelle attività produttive che rappresentano il motore principale per la ripresa economica di tutto il territorio e per la sopravvivenza di un marchio storico rappresentativo della comunità locale stessa».

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