COVID

Rt sotto 1, la curva dei contagi rallenta anche in provincia di Perugia

Giovedì 25 Febbraio 2021
Il sistema dei tamponi funziona

PERUGIA  - Cautela, ma qualche segnale di ottimismo c'è. Anche se ancora c'è massima prudenza nella lettura dei dati, la stabilizzazione ed una leggera flessione della curva dei contagi in provincia di Perugia fa  ben sperare la Regione Umbria e i membri del Nucleo epidemiologico regionale. Come pure l'indice di contagiosità Rt dell' Umbria, sceso sotto a 1 mentre quello italiano sta salendo.
Una «inversione di tendenza» che conforta per quanto riguarda l'Umbria e in particolare le aree del perugino, dopo settimane di salita pur se lenta della curva epidemiologica, lo hanno sottolineato durante l'incontro settimanale gli esperti Marco Cristofori e Carla Bietta, ai quali l'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, ha rivolto un ringraziamento «per il lavoro che stanno facendo ormai da mesi».
Scende quindi, di quasi 100 punti, l'incidenza settimanale di nuovi casi per 100 mila abitanti in provincia di Perugia. Ora è a 270 circa, mentre a Terni (77) resta costante senza nessuna tendenza all'aumento. Con Perugia e quindi anche la media regionale che torna ad avvicinarsi alla soglia limite dei 200
casi.
Restrizioni «chirurgiche» che per Bietta «hanno fatto il loro effetto e sembrano funzionare pur con la presenza ormai quasi totale delle varianti». «Si comincia ad avere una riduzione quindi - ha spiegato - a distanza di 15 giorni dalle misure restrittive comparse intorno alla fine di gennaio in tutta la provincia di Perugia». Mentre per la provincia di Terni, secondo Bietta, «aver mantenuto l'incidenza sempre intorno ai 100 casi ha consentito una gestione ottimale dell'epidemia sebbene anche qui girino le varianti».
In merito alle classi di età invece, con la chiusura delle scuole «c'è stato il crollo della fascia 3-18 anni che era molto sopra la media regionale, con una incidenza passata da 400 a poco sopra i 200 casi». A tre settimane quindi dalle scuole chiuse, per il Nucleo epidemiologico «si iniziano a vedere bene i risultati di questa misura».
Migliorano anche tutte le altre fasce ad eccezione di quella 19-24 anni che è in controtendenza, con una incidenza a 300 casi. «Non sappiamo bene i motivi, forse è quella fascia di età che gira di più in questo periodo» ha commentato Cristofori. Un contact tracing «non in sofferenza» e che quindi «ha ripreso a funzionare» per il Nucleo epidemiologico è confermato dal dato sul rapporto tra positivi e tamponi (a riferimento sono presi solo quelli molecolari e non antigenici) che è allineato per le due aziende sanitarie, pur se i dati dei contagi sono ancora diversi. «Questo è un bene, significa che il numero di tamponi è proporzionale alla richiesta effettiva del territorio» ha poi evidenziato Cristofori. A cascata stanno arrivano i miglioramenti, seppur lenti, sia per i ricoveri sia per i decessi secondo gli ultimi dati illustrati.

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