CORONAVIRUS

Terni, Rifondazione contro la Regione: «Prosegue lo smantellamento della sanità umbra»

Martedì 24 Novembre 2020 di Eugenio Raspi

La federazione di Terni di Rifondazione Comunista si scaglia contro la giunta regionale:

“Le decisioni di trasferire nelle cliniche private di Perugia e Foligno i malati no Covid bisognosi di interventi non rinviabili e il personale medico necessario sono l’ennesima prova della inadeguatezza e incapacità dell’amministrazione leghista regionale. Le manifestazioni di protesta di questi giorni dei medici ospedalieri ternani, di Terni Solidale e quelle di Amelia e Narni hanno ottenuto qualche provvisorio risultato, ma da mesi assistiamo a provvedimenti che contraddicono e modificano quelli emessi il giorno prima, in un bailamme che aggiunge ulteriore confusione su un sistema sanitario regionale che non collassa solo per l’incredibile sforzo e l’abnegazione del personale che vi lavora e di coloro che li supportano, a cui non è giusto chiedere ulteriori sacrifici.”

Nel comunicato si ricorda il triste conto dei morti: a oggi, i decessi imputabili al Covid sono saliti a 337, erano 86 fino al 7 ottobre. Così come si segnalano le vittime anche per le altre patologie.

“È di ieri la notizia del decesso di un paziente che doveva essere operato al cuore presso l’ospedale di Terni, si era visto annullare due volte intervento programmato per la mancanza di anestesisti. L’Umbria si è trovata assolutamente e colpevolmente impreparata di fronte alla seconda ondata dell’epidemia, non sono stati adeguatamente aumentati i posti letto in terapia intensiva, tanto che l’Umbria risulta essere la regione italiana con la situazione più preoccupante, avendo il 54% dei posti letto occupati in terapia intensiva dai malati Covid, ben oltre il 30% fissato come soglia di allarme. Imperdonabile che non si sia provveduto ad assumere personale medico ed infermieristico per coprire ed implementare gli organici ridotti all’osso dai tagli indiscriminati degli ultimi decenni, effettuati dai governi liberisti tanto di centrodestra che di centrosinistra. Non sono state reperite ed adeguate nuove strutture, come ad esempio l’ex Milizia, locata ad un passo dell’Ospedale di Terni e che sarebbe utilissima al nosocomio ternano. Al contrario si sono depotenziati, fin quasi alla chiusura, gli ospedali di Narni ed Amelia su cui continua il balletto riguardo il loro futuro, dopo aver rischiato anche di trasformarsi in residenze per anziani.”

Gli esponenti di Rifondazione si oppongono alla logica della “emergenza continua”, agli ospedali da campo nei parcheggi degli ospedali di Perugia e Terni, si dichiarano contrari all’utilizzo dell’ospedale allestito da Bertolaso nel centro fiere di Civitanova Marche, in cui si pensa di trasferire malati, medici e strumentazione dall’Umbria alle Marche solo per giustificarne l’inutile costruzione.

Non si capisce come tutte queste misure possano sgravare il lavoro degli ospedali dal momento che il problema maggiore è la carenza di personale adeguatamente formato. Lo spostamento di medici, anestesisti ed infermieri da un ospedale all’altro o, peggio ancora, in strutture private, non solo non è utile, ma aumenta le difficoltà del sistema sanitario nel suo complesso. Scelte dettate dalla confusione, dall’inesperienza e dalla incapacità di chi amministra l’Umbria in questa drammatica fase. Tutte queste decisioni organizzative appaiono coerenti con il programma elettorale della Tesei che aveva come punto principale il rilancio della sanità privata a scapito di quella pubblica, prendendo a modello il sistema lombardo, che ha depotenziato la sanità territoriale a favore dei grandi complessi ospedalieri privati. Un modello, quello della Lombardia, completamente travolto dalla prima ondata del Coronavirus come lo è oggi l’Umbria per la seconda. Un modello contro cui Rifondazione Comunista continuerà a combattere con tutte le sue forze.”

Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 00:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA