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Rifiuti nel Perugino, bomba da 30 milioni sulle bollette

Raccolta dei rifiuti a Perugia
di Luca Benedetti
3 Minuti di Lettura
Venerdì 12 Agosto 2022, 07:43

In attesa che il piano regionale sui rifiuti faccia i conti con tutte le osservazioni per il procedimento di Vas (scadenza allungata al 22 dopo l’intervento delle associazioni ambientaliste che hanno fatto cambiare la data alla Regione), nel non placido pianeta dei rifiuti made in Umbria, si apre una guerra che può avere effetti devastanti per le tasche dei cittadini.
Le società che gestiscono il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti per il sub Ambito 2, cioè l’area del Perugino(Perugia, Corciano, Assisi, Todi, Marsciano, Magione, Bastia e Assisi, giusto per dare un’idea di città e dimensioni del territorio interessato che copre 24 Comuni) hanno deciso, affidandosi all’avvocato Pasquale Cristiano, di bussare alla porta del Tar perché contestano le delibere dell’Auri(l’Autorità regionale d’ambito per i servizi di idrico e rifiuti)che ha approvato (lo ha fatto l’assemblea dei sindaci) i Piani economici finanziari, Pef in sigla. Ballano trenta milioni che coprono il periodo che va da quest’anno al 2025 e i dubbi messi in campo da Gesenu, Gest, Ecocave, Sia e Trasimeno Servizi ambientali(Tsa) non sono pochi.

Le società si sentono danneggiate in modo «evidente e ingiustificato» perché nonostante il termine per l’approvazione dei Pef fosse stato prorogato al 30 giugno, l’Auri ha dato l’ok a metà maggio «senza garantire al gestore la necessaria e richiesta partecipazione al relativo procedimento». Nel ricorso al Tribunale amministrativo regionale vine sottolineata «un’istruttoria molto lacunosa» e di «frettolosa validazione dei Pef» nel corso della quale non sono sarebbero analizzate con attenzione le diverse voci di costo mette sul tavolo dalla imprese che gestiscono il servizio. Tutti motivi per cui i provvedimenti impugnati vengono giudicati illegittimi. Illegittima viene quindi ritenuta anche il taglio dei costi che non hanno trovato copertura nei Pef. Una riduzione corposa dei costi che, di fatto, per le imprese che gestiscono il mega appalto, arriva a toccare trenta milioni. Giusto per fare un esempio del peso che potrebbe avare una vittoria al Tar di chi ha fatto ricorso, basti pensare che la bolletta totale di Perugia supera i 40 milioni. Secondo i gestori, l’Auri (la base delle tariffe che vengono costruite è quello del metodo Arera) avrebbe sforbiciato i costi messi sul tavolo dando il via libera ad aumenti, troppo ridotti. In particolare viene sottolineato come i limiti alla crescita annuale della tariffa possono oscillare tra l’1,2 e l’8,6 per cento; mentre nei Comuni del sub Ambito 2 si va dall’1,3 all’1,5%. E questo, viene spiegato nel ricorso, per contraddittorietà e irragionevolezza, in un momento caratterizzato da una «crescita evidente del tasso di inflazione e dei costi dell’energia, del carburante e delle materie prime». Cioè l’aumento dei costi non viene coperto dagli incassi delle tariffe violando così, secondo chi ha chinato in causa i giudici amministrativi, del principio normativo del recupero integrale dei costi.

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