Ricostruzione, l'esposto delle ditte: «Non pagano, falliamo»

Ricostruzione, l'esposto delle ditte: «Non pagano, falliamo»
di Luca Benedetti e Ilaria Bosi
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Giovedì 13 Agosto 2020, 09:15

PERUGIA - C’è anche una lettera-denuncia di alcune ditte beffate dalla burocrazia tra la mole di carte al vaglio della procura regionale della Corte dei Conti per l’indagine sui ritardi della ricostruzione post terremoto. Da quanto risulta a Il Messaggero alcuni imprenditori hanno preso carta e penna e denunciato una situazione diventata insostenibile perché i lavori erano stati avviati o realizzati, ma non tutti i soldi erano statati incassati. Insostenibile significa che qualcuno rischia di fallire.
Ritardi, pastoie burocratiche, magari qualche vecchia scelta sbagliata. Sia come sia il ritardo rischia di diventare spreco di denaro pubblico. Perché i fondi a disposizione non vengono utilizzati. Ecco perché si è mossa la procura regionale della Corte dei Conti che ha delegato l’indagine al Nucleo di polizia economico e finanziaria del comando provinciale della guardia di finanza. Una montagna di carte alte come quella delle macerie che sono rimaste e al loro posto per troppo tempo. Anche su questo si è mossa la procura regionale della magistratura contabile. E anche su questo ha riposto in maniera puntuale la giunta Tesei. Che si è ritrovata, una volta insediata, a fare i conti con il dubbio che nel post terremoto ci fosse stato qualche scivolone. Dubbio che è diventato certezza quando da palazzo Donini sono partite le spiegazioni e le riposte per la procura contabile.
Lungaggini e ritardi che arrivano dal passato per progetti fermi, idea prese e cambiate in corsa. Anche lo sblocco dei fondi è andato a rilento. La giunta Tesei, per esempio, ha trovato la strada per liberare fondi durante il lockdown. Quando l’indagine della procuratrice Rosa Francaviglia aveva mosso i primi passi. Una riposta, un cambio di passo per chi ha ereditato una situazione molto complessa.
SERVE UN ALTRO MODELLO
Sulla notizia della maxi inchiesta contabile con tanto di potesi di danno erariale si muove il sindaco di Gualdo Tadino e presidente di Ali Umbria(Autonomie locali italiane), Massimiliano Presciutti che chiede un cambio di passo e di rimettere, memore dell’esperienza della ricostruzione post terremoto 1997, gli enti locali al centro del motore della ricostruzione. «Oggi più che mai- scrive tra l’altro Presciutti- anche alla luce di quanto sta emergendo, si rende necessario un decisivo cambio di passo: non più la gestione centralizzata commissariale, ma responsabilità diretta e gestione delle risorse affidate alle Regioni ed agli Enti Locali. Nel 1997-98 il Modello Umbria portò alla nascita del Durc e a un gioco di squadra che coinvolse all’unisono Regione, Enti Locali, parti sociali e rappresentanti delle imprese, un modello efficace di gestione della ricostruzione post sisma che andrebbe dunque riproposto da subito anche ora». «Non si può che condividere- dice ancora Presciutti- la chiosa del procuratore regionale della Corte dei Conti Francaviglia, che definisce come scenario avvilente gli intollerabili ritardi per la ricostruzione . Oltre che essere avvilente, tutto ciò rappresenta una vera e propria vergogna che chiama in causa una gestione commissariale centralizzata, che sta causando ulteriori danni in una vasta area del Centro Italia e naturalmente dell’Umbria».

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