Reddito di cittadinanza a imprenditore
che aveva sei società: denunciato

Reddito di cittadinanza a imprenditore che aveva sei società: denunciato
di Nicoletta Gigli
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Domenica 30 Maggio 2021, 08:18

TERNI Imprenditore ma nullatenente. Almeno così ha dichiarato nell’autocertificazione che ha compilato per avere accesso al reddito di cittadinanza. In realtà l’uomo, che ha svolto attività lavorative nel ternano, mentre incassava il sussidio era amministratore e liquidatore di sei società e proprietario di quote pari a 30 mila euro di una settima azienda. L’imprenditore, “povero” e senza fissa dimora, è solo uno dei tanti furbetti dei sussidi statali destinati a sostenere le famiglie in difficoltà scovati dai carabinieri dei trenta comandi stazione della provincia e dal nucleo ispettorato del lavoro, coordinati dal comando provinciale. Quattordici le persone denunciate alla procura, che hanno messo in tasca ben 60mila euro senza averne il diritto. In nove, accerteranno gli investigatori dell’arma, per ottenere l’assegno hanno finto di avere una famiglia numerosa o di essere residenti in Italia da almeno dieci anni. Due le persone che intascavano il reddito di cittadinanza mentre lavoravano in nero. Per le due società che li avevano alle dipendenze è scattato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale. Non senza sorpresa i militari accerteranno che in un nucleo familiare che risiede in un piccolo comune della provincia, il percettore del reddito di cittadinanza è da mesi detenuto in carcere per reati contro la persona. Sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri sono finiti anche un’altra cinquantina di nuclei familiari con all’interno persone rinchiuse in cella o sottoposte a misure cautelari personali. Per dieci di loro è scattata l’immediata sospensione del reddito di cittadinanza, in quanto la misura cautelare si sovrapponeva al periodo di erogazione del sussidio.
“Malgrado tale emolumento abbia supportato economicamente, soprattutto in questa fase di pandemia, molte famiglie bisognose, per alcuni “furbetti” il reddito di cittadinanza ha rappresentato un assegno sicuro che è stato percepito malgrado l’assenza dei requisiti avendo dichiarato false condizioni patrimoniali o lavorative - sottolineano dal comando provinciale. Gli indebiti percettori hanno anche causato, come è emerso con tutta evidenza dagli approfondimenti informativi ed investigativi, un ingente danno erariale, il cui contrasto è uno degli obiettivi che l’arma persegue attraverso la lotta alle truffe ai danni dello Stato”. La certezza è che ingannare l’inps non è poi così complicato. E questo perché il sussidio può essere chiesto compilando un’autocertificazione che rimanda alla dichiarazione sostitutiva unica, da cui viene poi calcolato il reddito e l’isee. Inserire dati falsi e intascare soldi pubblici che non spettano è un gioco che può allettare chi spera di non incappare nei controlli incrociati. E chi forse non immaginava che già dal mese di marzo i militari si sono messi a spulciare stati di famiglia e denunce dei redditi. Andando a caccia di quelle irregolarità poi emerse al termine delle delicate indagini. Al buon esito dell’operazione dei carabinieri hanno contribuito la direzione provinciale dell’inps e dell’ispettorato del lavoro.

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