Perugia: nel Recovery plan ci sono stadio, verde e mobilità

Martedì 2 Marzo 2021 di Luca Benedetti
Come verrà una stazione del Brt a Perugia

PERUGIA - Eppur si muove. Tanto che la giunta Romizi si è riunita addirittura di domenica pomeriggio, alle 18, per mettere mano ai progetti del Recovery Plan che sottoporrà alla Regione nell’ambito del confronto aperto sul documento “ Recovery Plan Umbria”, e che poi verrà presentato al Governo per costruire il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il dossier è in mano all’assessore all’Innovazione tecnologica, Gabriele Giottoli che il sindaco ha indicato come coordinatore del lavoro della giunta. Una spalla importante sarà l’Università. E ieri mattina, da quello che trapela, c’è stato un incontro proprio tra una delegazione della giunta Romizi con gli assessori Giottoli, Varasano e Scoccia (ecco il pacchetto di mischia di palazzo dei Priori) e il rettore Maurizio Oliviero affiancato dalla sua squadra.
A grandi linee Perugia piazzerà nel dossier un gruppo di progetti noti e altri nuovi. Per esempio viene considerata decisiva la partita del Piano urbano della mobilità sostenibile. Che gira, in massima parte, intorno al progetto del Brt, il Bus rapid transit, l’operazione da 90 milioni di euro per cui palazzo dei Priori ha già bussato al ministero dei Trasporti e dove c’è già la compartecipazione di Regione, Università e Azienda ospedaliera.
Sono 12,5 i chilometri di linea previste(con 21 fermate che sta disegnando la facoltà di Ingegneria) per il 21% con corsia preferenziale che andrebbero a servire 26mila residenti e più di 10mila lavoratori, considerando sia la zona dell’ospedale e l’area industriale.
La direttrice di intervento (c’è la progettazione di primo livello) è quella che unisce Castel del Piano, Sant’Andrea delle Fratte, San Sisto, zona ospedale, Case Nuove, Ponte della Pietra, San Faustino (per via Settevalli) e Fontivegge dove su via Sicilia ci sarà una sorta di secondo ingresso della stazione ferroviaria. Poi c’è il Brt 2: San Mariano, Ellera, Olmo, via Cortonese stazione (che va progettato e costa sui 60 milioni). Nel faldone non manca il tunnel sotto al Bulagaio, intervento da 40 milioni, per cui ci sono solo i soldi della progettazione. Rispuntano anche i vecchi parcheggi pertinenziali. Non manca la tecnologia con il 5G.
Dentro c’è anche lo stadio e, si dice, il sogno di una piscina olimpionica. Attenzione però, si tratta non tanto della costruzione del catino del nuovo Curi da ventimila posti a cui stanno lavorando Comune, Credito Sportivo e Cassa Depositi e Prestiti, ma dell’area circostante, con un occhio particolare al verde dell’area di pian di Massiano. Perché l’altro jolly che Perugia vuole giocarsi è quello legato al verde. Ricordate la sfida (persa) per la capitale verde d’Europa. Ecco che dentro al Recovery made in Perugia c’è molto di quello. Compresa la partita delle cento colonnine di ricarica elettrica che uniscono verde e piano della mobilità. Eppoi la cultura. E qui avrà un ruolo, da quello che trapela, l’Università. Perché l’idea è quella della valorizzazione museale. Facile immaginare la Rocca Paolina. E ci sarebbe un suggestivo piano per dare una nuova veste alla biblioteca dell’universitaria che ora si trova in piazza Morlacchi, con una operazione di grande prestigio sempre nel cuore del centro storico. Anche di questo avrebbero parlato ieri Romizi e la sua delegazione con il rettore Oliviero e la delegazione dell’Università che giocherà la partita del Recovery a fianco del Comune.

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