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Il signore in giallo, il conte di Orvieto
e il sequestro Soffiantini

Domenica 24 Maggio 2020 di Alvaro Fiorucci
Giuseppe Soffiantini abbraccia felice la moglie al suo ritorno a casa: è il 1998
Imprevedibili intrecci di storie criminali: se non fossero stati presi i sequestratori di Giuseppe Soffiantini, rapito il 17 giugno 1997 a Manerbio nel bresciano, l’assalto al castello del conte Faustino Valentini avvenuto il 5 dicembre 1994 a Castel Giorgio nell’orvietano, sarebbe rimasto un caso irrisolto. C’è solo un nome che lega le due vicende, ma ci vogliono cinque anni per scoprirlo. Il nome: Agostino Mastio. Sono in quattro , poco dopo le 20, 30, a fare irruzione nella residenza umbra del nobiluomo. Mascherati, armati e violenti. Picchiano e immobilizzano il padrone di casa, la moglie e la figlia ; finiranno la notte all’ospedale. L’incubo dura un paio d’ore perché è come se i banditi cercassero un tesoro nascosto, e una caccia di quel tipo richiede tempo. Alla fine arraffano contante e oggetti d’oro per poco meno di un miliardo e si si rituffano nel buio dal quale sono arrivati. Buio pesto anche intorno alle indagini. Passano giorni, mesi, anni : da professionisti non hanno lasciato neanche un accenno di traccia agli investigatori che non sanno che pesci pigliare. Poi c’è il sequestro dell’imprenditore bresciano, uno dei più sofferti e tragici di quella stagione dei rapimenti. C’è la trattiva, l’assassinio dell’agente dei Nocs Samuele Donatoni a un posto di blocco, zona Riofreddo, il conflitto a fuoco di Tagliacozzo che lascia a terra uno dei capi dell’anonima sarda, Mario Moro che morirà dopo una lunga degenza, , i cinque miliardi del riscatto, la liberazione. E poi il pentimento dell’autista della banda, Agostino Mastio, un 41 enne che decide di parlare per via della morte del poliziotto. Le sue dichiarazioni consentono di prendere tutta la banda. Primi giorni di marzo del 1999 ed ecco il collegamento con Castel Giorgio. Agostino Mastio che in quella cittadina aveva abitato prima di trasferirsi a Castiglione del Lago, racconta come lui e altri tre decisero la rapina al conte Valentini e come la portarono termine. Si autoaccusa, indica i complici, fornisce riscontri a quello che dice. E si attribuisce anche per questo colpo il ruolo di autista. E’ la sua specializzazione : alla guida dell’auto del sequestro Soffiantini, una Fiat rubata a Perugia, c’era lui. Le sue dichiarazioni portano all’arresto di due fratelli che sono a Rieti , in carcere per altri reati e all’individuazione di un terzo complice. Secondo Agostino Mastio non c’è un quinto uomo da cercare , come , al contrario sostengono gli investigatori e la procura della repubblica di Orvieto. Per loro il quinto uomo era Mario Moro l’ideatore con Giovanni Farina del sequestro dell’imprenditore bresciano. Ipotesi. Inutile cercarne le prove: il giovane sardo era nell’ ospedale di Avezzano il 14 gennaio 1998, nello stesso letto dal quale, inascoltato aveva chiesto ai suoi compagni la liberazione dell’ostaggio. Per la rapina di Castel Giorgio ,in primo grado con il rito abbreviato, il 24 febbraio 2000 Agostino Mastio è condannato a quattro anni di reclusione .  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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