La lettera in redazione: «Mio figlio con la sindrome di down ma non ci sono videolezioni per lui»

Un'atleta con la sindrome di down
di Riccardo Marcelli
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l Dpcm dell'8 marzo 2020 afferma che i dirigenti scolastici “attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza”. Il Decreto specifica che occorre prestare particolare attenzione alle “specifiche esigenze degli studenti con disabilità”. Più facile a dirsi che a farsi. Ne sa qualcosa una mamma di uno studente che frequenta una scuola media superiore della città che, in modo garbato fa sapere che non è riuscita ad attivare le video lezioni personalizzate. Così ha deciso di raccontare la propria storia, cercando di tentare di risolvere la problematica che sta discriminando il diritto di studio di suo figlio e a quanto pare di altri ragazzi che si trovano nella stessa situazione. "Sono la mamma di un ragazzo con sindrome di Down che frequenta un istituto superiore di Terni –afferma la donna che al momento preferisce l’anonimato per tutelare il figlio- Dopo oltre una settimana dalla sospensione della scuola per il coronavirus sentendoci abbandonati e dimenticati ho preso contatti per chiedere quali misure di didattica a distanza stavano prevedendo e in che tempi. Vengo a sapere che la scuola di mio figlio per la didattica a distanza avrebbe usato una piattaforma. Dopo il consiglio di classe mi è stato comunicato che gli insegnanti di sostegno avrebbero attivato come forma di didattica a distanza, un piano di attività da realizzare tramite l'invio di materiali condivisi sul registro elettronico". Cosa è successo? "Ho inviato alla scuola una richiesta formale di didattica a distanza per mio figlio, come per gli altri ragazzi attraverso le videolezioni, dicendo che la scuola non dovrebbe lasciare indietro nessuno". Il 17 Marzo il Ministero dell'Istruzione scrive anche ai Dirigenti degli Uffici scolastici Regionali per l'Umbria asserendo che il solo invio di materiali e la mera assegnazione di compiti, se non preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento, sono privi di elementi che possano sollecitare l'apprendimento, invitando i docenti di sostegno a mantenere l'interazione a distanza con lo studente con modalità di didattica a distanza concordate con la famiglia. "Purtroppo questo non sempre accade, non tutti mostrano lo stesso senso di disponibilità. Altre volte pongono a mio figlio domande sulle dispense lasciate sul registro elettronico, senza una preventiva spiegazione". La mamma si è rivolta anche ad un legale che afferma "che avendo mio figlio una didattica differenziata e non per obiettivi minimi, gli insegnanti disciplinari dovrebbero organizzare videolezioni personalizzate per tutte le materie. Spesso noi genitori ci aggrappiamo agli insegnanti di sostegno come unica risorsa per i nostri figli. Quello che determina la qualità è la capacità di garantire la continuità didattica e l'apprendimento".

Giovedì 23 Aprile 2020, 09:13
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